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La morte è un’opzione accettabile

lamorte[1][Caffè News] Gabriella Grieco è una scrittrice salernitana, membro della prima Factory Editoriale italiana: I Sognatori. All’interno di un esperimento pionieristico come quello della factory, il suo romanzo La morte è un’opzione accettabile (insieme a Marta conta i passi di Valentina Morelli e Spore di Andrea Viscusi) rappresenta la prima pubblicazione della nuova avventura capitanata dall’editore Aldo Moscatelli. La prima metà del romanzo è scaricabile gratuitamente in Pdf dal sito dell’editore (QUI).

È un thriller avvincente, dalla trama succosa. Passa da una drammaticità iniziale a una tensione costante, capace di mantenere alti i ritmi della vicenda e i lettori curiosi incollati alle pagine. È la storia di una sequestratrice che, nel formulare le sue richieste, riesce a tenere tutti sotto scacco perché non ha timore nemmeno della morte che è già calcolata, è un’opzione accettabile.

Caffè News ha incontrato Gabriella, che ci ha gentilmente concesso il tempo per una chiacchierata che ha riguardato il mondo dei libri e dell’editoria e, soprattutto, la sua storia.

Ciao Gabriella, benvenuta su Caffè News. È appena uscito “La morte è un’opzione accettabile”, tuo primo romanzo.

Ciao Giuseppe, grazie del “Caffè”.

I libri non si giudicano dalla copertina, ma noi cominciamo proprio da questa, di Francesca Santamaria, essenziale ed enigmatica. Incuriosisce con impatto soprattutto per quei tastini rossi. Raccontacela.

Hai ragione, la copertina può sembrare effettivamente un poco enigmatica, ma in quei tre pulsantini Francesca ha colto l’essenza della storia. Sono una presenza costante in tutto il romanzo. Costituiscono la differenza tra la vita e la morte e la prova concreta di quanto essa sia “un’opzione accettabile”.

La storia è affascinante e magnetica. Cadiamo nell’ovvio ma devo chiedertelo, come nasce e come si è sviluppata?

Ogni storia ha la sua genesi individuale. Per questo romanzo tutto è partito da un’immagine che si è affacciata nella mia mente (forse stimolata da un fatto di cronaca? non saprei) in cui un uomo comune minaccia un agente in una centrale di polizia. Ciò è stato sufficiente per scatenare la mia fantasia. Mi sono chiesta chi, e per quale motivo, avrebbe potuto compiere un’azione  così folle,  e quanto avrebbe dovuto essere disposto a rischiare. La risposta all’ultima domanda è nel titolo stesso  del romanzo.

Nelle trame di thriller e gialli tutto si compone piano piano come un puzzle, prendendo forma soltanto alla fine. Quanto spazio dedichi alla ricerca, allo studio delle ambientazioni e dei particolari delle storie d’ogni  singolo personaggio?

A grandi linee una storia di base è ovviamente già presente, ma certo si evolve e si chiarisce nel corso della scrittura, a volte addirittura sorprendendomi. È un processo lento, anche perché io dedico sempre molta attenzione ai dettagli, cerco di documentarmi con cura sui luoghi in cui i miei personaggi si muovono e sulle loro caratteristiche. Per fare un esempio, nell’attribuire il grado ai poliziotti ho trascorso molto tempo a informarmi su quali fossero le competenze specifiche delle varie qualifiche.

La tua protagonista, Isabella, assume i tratti del vendicatore che torna dalla morte per rimettere le cose a posto, un po’ come Il Corvo di Brandon Lee. Sembra fredda, calcolatrice, al punto da tenere sotto scacco un intero commissariato. Come mai, secondo te, questi eroi dannati destano tanto fascino nel pubblico e il lettore, in cuor suo, è portato a parteggiare per loro?

Io credo che ciò avvenga perché stimolano corde profonde nell’animo del lettore. La loro vendetta si realizza sicuramente con modalità sbagliate, ma per il bisogno, insito in chiunque subisca un torto, di ristabilire la giustizia.

Nella vita lavori nel settore sanitario. Nel libro c’è un personaggio secondario, Antonella De Santiis, che fa l’infermiera. Quanto c’è in lei di te e del tuo mondo?

Ho dato ad Antonella la mia empatia nei confronti di chi soffre. Per esperienza so che il malato ha certo necessità di cure e medicinali, ma ha un bisogno altrettanto importante di gentilezza e disponibilità all’ascolto. Una parola buona, un piccolo gesto cortese hanno una grande valenza in chi spesso si sente umanamente solo nell’affrontare la malattia.

Parliamo ancora di te. Facci i nomi di un libro, un disco e una pellicola cinematografica che ti hanno particolarmente interessato, ispirato, formato.

Posso fare i nomi di due libri? Hanno avuto entrambi una grande importanza per me. Il primo è stato “Requiem per un cane” di Carlo Coccioli, se non sbaglio letto per la prima volta a quindici anni e in cui ho trovato la perfetta trasposizione letteraria dei miei sentimenti verso questi splendidi animali; il secondo non poteva non essere “Il nome della rosa” di Umberto Eco, bellissimo da leggere con tre diversi gradi di profondità: con la prima lettura si gode un apprezzabilissimo giallo, con la seconda si approfondisce il periodo storico che aiuta a comprendere molti particolari del giallo stesso, con la terza, traducendo dal latino i molti passi scritti in quella lingua, si arriva all’intima essenza della storia.
Per quanto riguarda la musica, ha sempre suscitato in me intense emozioni l’album di Fabrizio De Andrè “Tutti morimmo a stento” che dona uno sguardo particolarmente intenso a tutti i diseredati dalla vita.
Una pellicola? Sono incerta tra “Shining” e “Misery non deve morire” entrambe tratte dai libri di Stephen King. Sia l’una che l’altra, sebbene in toni diversi, tengono lo spettatore col fiato sospeso fino all’ultimo.

Sei salernitana e, come vedi anche sul nostro Caffè News e nella stessa Factory de I Sognatori, il Sud non è certo scevro di gente che scrive. Qual è la forza o, se preferisci, l’ispirazione che ti spinge a dar vita alla creatura-storia?

Sinceramente non credo che ci sia una spinta territoriale alla scrittura. Scrivere è al tempo stesso una necessità e un piacere. Chi scrive è contemporaneamente schiavo e padrone delle sue storie.

Un’altra tua storia è presente in un’antologia, Il Cerchio Capovolto 4, sempre de I Sognatori. È un racconto intitolato “Il condannato”. Drammatico, pungente e con un finale che stupisce, dando al lettore una sensazione di angoscia e, almeno in me, di piccolo smarrimento. Quest’idea com’è nata?

“Il condannato” ha avuto origine da un sogno che mi ha poi svegliata nel cuore della notte e ha preteso di avere vita. Non mi ha dato scelta.

Sei stata l’autrice che ha tenuto a battezzo la collana “Gli angoli bui” e, insieme ad Andrea Viscusi e a Valentina Morelli, il nuovo progetto della Factory. Un bel riconoscimento. Descrivici com’è nato il tuo rapporto con la prima factory editoriale italiana, le tue impressioni su questa avventura, le tue idee a riguardo.

È stato amore a prima vista. Ho letto del progetto di Aldo Moscatelli sul web e da subito ho deciso che avrei tentato di farne parte, affascinata dal connubio di diritti/doveri esposto dall’Editore, entusiasta all’idea di partecipare attivamente alla vita della Factory. Ho immediatamente spedito l’incipit del romanzo che è stato appena pubblicato e la novella “Il condannato”  che ha anch’essa avuto l’onore della pubblicazione. Devo dire che l’entusiasmo iniziale nei confronti del progetto non è mai venuto meno, anzi aumenta man mano esso che si delinea e concretizza. Sentirsi parte di una comunità così affiatata è una magnifica esperienza, e di ciò ringrazierò sempre Aldo Moscatelli che ci ha dato questa grande opportunità.

Grazie del tempo concessoci, Gabriella. La palla va ora ai lettori, che leggendo “La morte è un’opzione accettabile” si troveranno di fronte ad un romanzo avvincente, che li terrà col fiato sospeso, regalando loro qualche ora di sana immersione nella lettura. La comunità di Caffè News ti saluta con un grande abbraccio virtuale.

Grazie a te, a Caffè News e a tutti i suoi lettori.

Trama: una donna entra in una stazione di polizia italiana e sequestra tre persone. È sola contro centinaia di agenti, ma nessuno può intervenire. La ragione? Semplice: la donna stringe in mano un detonatore; il detonatore è collegato a dell’esplosivo; l’esplosivo è assicurato a una cintura; la cintura gira attorno al torace dei sequestrati. Il pulsante del detonatore è già stato schiacciato: nel momento in cui il pollice dovesse allentare la presa, i sequestrati salterebbero per aria. Alla donna non accadrebbe nulla, qualora l’esplosione avvenisse lontano da lei. E se dovesse avvenire nelle sue vicinanze… non avrebbe importanza, poiché per la sequestratrice la morte è un’opzione accettabile. Pagina dopo pagina, il romanzo spiegherà chi è la donna e per quale motivo agisce con tanta rabbia e tanta determinazione.

Gabriella Grieco nasce in una città baciata dal mare e accarezzata dai monti, amati entrambi con eguale passione. Forse si deve a questo la sua dicotomia tra il romanticismo e la concretezza del vivere quotidiano. I sogni la portano lontano… il pc la trattiene alla scrivania.

Giuseppe Guarino

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