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Vengo dopo il Pci – Gli anni del Pds

dopo-il-pci-1-gli-anni-del-pds1[1][Caffè News] Era il 1989 quando Achille Occhetto, alla Bolognina, annunciò che il Partito Comunista Italiano, fondato da Antonio Gramsci nel 1921, avrebbe cambiato nome e simbolo. Non un abbandono totale dello storico simbolo della Falce e Martello, piuttosto un rinnovamento che, con gli ultimi sgoccioli di vita dell’Urss e la caduta del muro, metteva il principale partito d’opposizione di fronte al timore di poter diventare un anacronismo storico.

Il Pci smetterà di esistere il 3 febbraio 1991, quando nasce ufficialmente il Partito Democratico della Sinistra. Il nuovo simbolo è una quercia, ai cui piedi campeggia ancora il logo del vecchio partito. Un gruppo di dissidenti, che al congresso furono inquadrati come “Fronte del NO”, non ci sta. I nomi sono quelli di rappresentanti storici del Pci: Alessandro Natta, Pietro Ingrao, Armando Cossutta. Quest’ultimo darà vita al Movimento per la Rifondazione Comunista, che l’anno dopo porterà alla nascita del Partito della Rifondazione Comunista.

Il Pds di Occhetto, ereditate gran parte delle strutture e degli iscritti (nonché della classe dirigente) del Pci, si presenta così alle politiche del 1992. Alla Camera il nuovo partito prende il 16.11%, mentre Rifondazione Comunista il 5.6%. Il risultato è piuttosto deludente: il Pci, infatti, aveva ottenuto ben il 27.58% alle precedenti europee del 1989 e il 26.57% alle politiche 1987.

Con le consultazioni del ’92 si consolida l’alleanza quadripartita tra Dc, Psi, Psdi e Pli e Giuliano Amato forma il suo primo governo poiché il neoeletto Presidente della Repubblica Scalfaro rifiuta di affidare l’incarico agli inquisiti, (leggasi Bettino Craxi).

Il Pds entra così, in accordo con Psi e Psdi, nell’Internazionale Socialista e contribuisce a fondare il Partito Del Socialismo Europeo, nel quale rimarrà fino alla dissoluzione dei Ds e alla nascita del Partito Democratico. Nasce così, piano piano, dopo il passaggio al Mattarellum, il fronte dei Progressisti: Pds, un Psi ridotto all’osso dalle vicende personali di Craxi, Rifondazione Comunista, Verdi, Cristiano Sociali, Rete e Rinascita Socialista. Il candidato alla presidenza del Consiglio è Achille Occhetto. Il risultato è, ancora una volta, deludente. Silvio Berlusconi stravince e il Polo del Buon Governo \ Polo delle Libertà va al governo. Per il Pds il consenso sale al 20.36%.

Berlusconi dà vita al primo governo della storia italiana a comprendere ex esponenti del Movimento Sociale nonché della Lega Nord, ma l’avventura dura soltanto 8 mesi. Nel frattempo, però, Occhetto si è dimesso e alla segreteria della Quercia viene eletto Massimo D’Alema, che al congresso batte di misura la linea “kennediana” di Walter Veltroni. Con la caduta di Berlusconi, Scalfaro nomina come presidente del Consiglio Lamberto Dini, dando vita a un governo interamente tecnico che vede l’appoggio esterno di Pds, Ppi, Psi, Lega Nord, Verdi, Rete, Cristiano Sociali, di alcuni dissidenti di Rifondazione Comunista, Ccd, Cdu e del Patto dei Democratici.

Nel frattempo cominciano i sondaggi per una nuova alleanza da presentare alle elezioni che, col governo tecnico in carica, sembrano sempre più vicine. Romano Prodi, nei primi mesi del 1995, lancia il movimento de L’Ulivo, una riedizione del centrosinistra e del compromesso storico. La nuova sigla del professore, infatti, vorrebbe creare un’alleanza tra i partiti di centro e quelli di sinistra per contrastare la deriva verso le destre. Il Patto Segni e il Ppi si dicono d’accordo, così come i Verdi e, appunto, il Pds. Rifondazione Comunista, invece, approva un “patto di desistenza” con L’Ulivo: alle politiche del 1996, in 42 collegi “sicuri”, il Prc si sarebbe presentato al posto dell’Ulivo con il vecchio simbolo dei Progressisti. Sotto la quercia e la falce e martello del simbolo del Pds, inoltre, fa la sua prima comparsa la scritta “Sinistra Europea”.

La nuova coalizione Ulivo-Rifondazione vince le elezioni politiche con il 43.39% dei consensi. Nella quota proporzionale il Pds raccoglie il 21.06%. Prodi è il nuovo Presidente del Consiglio e il Pds è il primo partito italiano.

Molti uomini-chiave del partito vengono nominati nel nuovo esecutivo: Walter Veltroni alla vice-presidenza del Consiglio e alla Cultura, Giorgio Napolitano al Viminale, Vincenzo Visco alle Finanze, Luigi Berlinguer alla Pubblica Istruzione, Pier Luigi Bersani a Industria, Commercio e Artigianato, mentre Anna Finocchiaro, Livia Turco e Franco Bassanini ottengono l’incarico di ministri senza portafoglio.

Tuttavia, all’interno del Partito non tutto va come dovrebbe: Massimo D’Alema è fortemente critico nei confronti del Governo Prodi e scende addirittura in piazza contro di esso. Nel frattempo, egli spinge per unificare il Pds con altre forze della sinistra italiana, anche di quella non post-comunista. I malumori cominciano a circolare anche all’interno di Rifondazione che, guidata dall’asse Cossutta-Bertinotti, comincia ad opporsi al governo soprattutto in materia finanziaria.

Giuseppe Guarino

infografica-pds[1]

– See more at: http://www.caffenews.it/politica/57484/vengo-dopo-il-pci-gli-anni-del-pds/#sthash.ystBpIXP.dpuf

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