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Acoustic Remedy, i ritmi suadenti degli Akira Manera

akira-manera-acoustic-remedy-300x298[1][Caffè News] Un duo che gioca su ritmiche esotiche, accompagnandosi con le voci armoniose che spingono il suono di chitarre e hukulele lungo percorsi acustici dal ritmo suadente: sono gli Akira Manera (alias Davide Lomagno e Luca Morisco), formatisi nel 2011, che oggi escono con il loro album Acoustic Remedy, uscito per Terre Sommerse, dove alternano le percussioni con simpatici quadretti melodici a sei o quattro corde.

Il disco presenta cinque brani inediti che sono, alternativamente, delle piacevoli ballate acustiche, molto british (Joy, World I’m here), oppure rifacenti il verso a successi degli anni ’60 (Me and My sound, Lucky guy). Mentre la dolce Mary’s Lullaby è un capitolo a parte, un piccolo gioiellino a due voci che sfocia in un accorato grido d’amore, drammatico e quasi sussurrato (“I’d like to take the wheel of time \ and give your freedom back to you \ but what you’d lose on the other side \ it’s more important than your own life”).

Godibili le cover, talvolta spensierate e giocose come Smile (di Charlie Chaplin, colonna sonora di Tempi moderni), che recupera l’andazzo della versione di Nat King Cole insieme all’essenzialità di quella di Michael Jackson. Sorprende Fragile di Sting senza gli archi, mentre i saltellanti falsetti di Kiss from a rose (Seal) si alternano a quelli di Liberian girl (Michael Jackson).

Ritmi calienti, soprattutto grazie ad un ottimo lavoro di percussioni, nel riarrangiamento di Don’t you worry about a thing di Stevie Wonder, mentre l’omaggio più sentito è quello a Simon & Garfunkel, ai quali gli Akira Manera vengono spesso paragonati (The sound of silence). Poi ancora un tributo a Sting, con un medley tra Fields of Gold e Rise and Fall (di Craig David feat. Sting).

Non poteva mancare un omaggio alla polifonia dei Beatles, e la scelta è ricaduta su We can work it out, che assume una veste black con la  meravigliosa voce di Nuna. Prende vita anche un classico moderno, rivisto in tutta la sua drammaticità (Teardrop dei Massive Attack). Chiude il disco Jamaica Farewell di Harry Belafonte, un brano tutto hawaiiano che, a suon delle congas di Flavio Vargas, saluta l’ascoltatore.

Nel complesso il disco non si arrischia a divenire noioso, spaziando sapientemente tra più generi e raccogliendo le sfumature più tipiche di ogni classico riproposto, che ricorrono nelle versioni riarrangiate del duo. Il sapore globale, vagamente nostalgico, lega le cover agli inediti, non lasciando a bocca asciutta gli appassionati che si trovano di fronte ad un tributo multiplo con restyling importanti e attraenti sorprese.

Giuseppe Guarino

– See more at: http://www.caffenews.it/avanguardie/57264/acoustic-remedy-i-ritmi-suadenti-degli-akira-manera/#sthash.GavHSmgP.dpuf

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