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Le lotte arrovesciate di Giulia Tripoti

Tripoti.300[1][Caffè News] Se questo disco fosse uscito durante il periodo d’oro della canzone di lotta e protesta della sinistra più o meno extraparlamentare italiana, avrebbe riscosso senz’altro un certo successo nelle masse operaie o studentesche di rosso vestite.

Ma il periodo è un altro, viviamo una sorta di nuovo rifiuto della politica e le tredici tracce di Arrovesciata della cantautrice romana Giulia Tripoti (uscito per Terre Sommerse) toccano e aiutano nostalgicamente a pensare, in una commistione di generi che mescola senza troppe remore il folk con un’elettronica incombente. C’è qualche nome eccezionale: Tony Levin (un bassista che ha suonato, tra gli altri, con i King Crimson e con Peter Gabriel), Markus Reuter (chitarrista nello Stick Men trio), Orshan Osman (bouzoki, ha collaborato con Dave Weckl), Francesco Fry Monetti (storico violino dei Modena City Ramblers).

Le atmosfere rasentano ritmi intriganti, ossessivi e spezzati (Gli elefantini arrovesciati, Tango dentro), qualche rock dal respiro più ampio ma senz’altro possente (Cuore-guaina), e contaminazioni incedenti che costruiscono un tappeto variegato e intricato come la trama d’un tappeto (Scendono in piazza, Stai a dormì).

In genere, vediamo uno schieramento netto, che riprende temi ormai classici. Alle richieste dei No Tav della Val di Susa è dedicata Questa valle che resiste, un ammaliante esperimento che alterna un testo sussurrato ai cori dei manifestanti, che trova infine valvola di sfogo in una rapsodia elettronica e sincopata. Acqua controcorrente, con testo ironico e sfacciato, è un pezzo a sostegno dei referendum del 2011 contro la privatizzazione dell’acqua. A dispetto del titolo, il brano è asciutto e quasi spoglio, guidato dalle incursioni di un sassofono e dal suono di qualche goccia d’acqua. Non poteva mancare una traccia sulla questione palestinese, una dolce ballata discontinua rispetto al resto del disco poiché abbandona temporaneamente le incursioni elettroniche in favore di un ambiente piacevolmente acustico, dedicata alle vittime dell’Operazione israeliana Piombo Fuso e a Vittorio Arrigoni (Ninna a Gaza).

Versi di rabbia riprende i versi di Fabrizio Tripoti, scritti a caldo dopo un attacco dei naziskin al centro sociale romano “La Torre”, avvenuto durante la commemorazione di Valerio Verbano (ucciso dai fascisti nel 1980 davanti agli occhi dei suoi genitori).

Torna l’umorismo satirico in Stasera escort, una cullante canzone che preme il pedale dell’acceleratore giocando amaramente sui tanti scandali italiani, trovando il punto di forza in un ritornello ipnotico: ‘rinna ò ‘rinna ò / posa le bambole e fai attenzio’ / ‘rinna ò ‘rinna ò / ‘scolta a tu madre  e sarai la padro’.

C’è lo spazio anche per qualche classico: i canti partigiani Fischia il vento I ribelli della montagna e un duetto con Giuliano Contardo sulle note di Questo mio amore di Fausto Amodei, che è un tributo maiuscolo, pieno e corposo, una interpretazione magistrale e toccante.

Un album piacevolmente costruito, che s’impantana solo in qualche frase didascalica ma per il resto fila liscio e leggiadro, lasciando infine dentro l’ascoltatore qualche schizzo di malinconia e piccole stille arrovesciate di rabbia sociale.

– See more at: http://www.caffenews.it/avanguardie/57072/le-lotte-arrovesciate-di-giulia-tripoti/#sthash.MqqOmpUf.dpuf

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