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La storia del rock a fumetti, a tu per tu con Enzo Rizzi

[Caffè News] Enzo Rizzi: fum00-cover-h-bettista, creatore del killer di rockstar Heavy Bone, che oggi torna in stampa con un nuovo capitolo della serie, la Storia del Rock a Fumetti, edita da NPE. L’albo ripercorre, tramite una serie di disegni dal tratto estremamente realistico e quasi fotografico, le tappe più importanti della biografia di cento gruppi o solisti.

Non abbiamo dunque perso occasione di intervistare l’autore, che vive e lavora a Taranto, sul nuovo albo e sui mondi della musica e del fumetto, che nella sua opera si incrociano in una elettrica danza che sa di valvole, amplificatori e galvanizzanti assoli.

Enzo, benvenuto su Caffè News. La storia del metal prima e quella del rock oggi ti hanno ormai reso un autore di culto tra tutti coloro (e sono molti) che abbinano la passione della musica rock a quella per i fumetti. Come nasce l’idea di mettere su carta la storia, o forse sarebbe più corretto dire le storie, della musica?

L’idea di fondere musica e fumetti è sempre stata una mia fissa. Pensa che dal 1991 al 1995 portai avanti da solo una fanzine intitolata “Comics & Roll” caratterizzata da illustrazioni e fumetti legati alla musica.

Nel tuo nuovo albo raccogli davvero un sacco di personaggi, da Elvis ai Muse, senza scordarti di gruppi icona come i Queen, i Dire Straits o i Beatles. Dedichi anche qualche vignetta a gruppi prog come gli Jethro Tull e gli Emerson, Lake & Palmer. Tuttavia, nonostante l’esaustività dell’opera qualcuno è dovuto rimanere fuori. Su quali criteri hai voluto improntare la scelta degli artisti di cui parlare?

Il punto di partenza è stato includere tutte le band/solisti con la cui musica sono cresciuto (vedi Todd Rundgren, che non è sicuramente un artista conosciutissimo in Italia), elenco al quale si sono aggiunte band che non potevano mancare ma che non sono mai state tra le mie preferite (vedi U2).

Mondo del fumetto. Hai pubblicato, tra le altre cose, anche delle illustrazioni su qualche Almanacco della Paura di Dylan Dog. Inoltre, i tuoi disegni sono estremamente realistici, dei veri e propri ritratti a china. Quanta influenza hanno avuto i personaggi dei fumetti classici italiani sul tuo modo di disegnare e a quali autori ti senti più stilisticamente vicino?

La collaborazione con gli “Almanacchi della Paura” avvenne in un periodo in cui (1994 e 1995) collaboravo con la rivista heavy metal “FLASH”. Le mie illustrazioni furono adocchiatte da Luca Crovi che decise di coinvolgermi anche per l’anno successivo. Quando poi lo staff dell’Almanacco cambiò, ebbe termine anche la mia collaborazione. Per quanto riguarda i miei disegnatori preferiti, sono sempre stato affascinato dai disegnatori horror della E.C. Comics e poi naturalmente da fumetti come Kriminal, Sadik, Satanik, Zagor.

A livello tecnico, potresti raccontarci come procedi abitualmente per arrivare alla versione definitiva di un fumetto? Insomma, da quando immagini una tavola fino a quando non l’hai ultimata, ti affidi di più all’istinto o agli schizzi di studio per ottenere il “disegno perfetto”?

Il primo passo è la selezione delle foto. Cerco sempre scatti particolari, non scontati. Il “realismo fotografico” (tecnica utilizzata da tantissimi professionisti del settore) che caratterizza i due volumi è sempre stata una scelta dettata dalla convinzione che per ottenere il massimo coinvolgimento da parte del lettore,  la componente della “assoluta somiglianza” dovesse essere fondamentale. Se però avrai modo di visionare la mia Gallery presente su Fb, ti renderai conto che la mia produzione non si è mai limitata alla mera realizzazione di illustrazioni con la tecnica di cui sopra,  ma si è sempre alternata con la realizzazione di tavole nelle quali la “componente fumettistica” è maggiormente presente (vedi ad esempio le sette pagine iniziali del nuovo volume, o le caricature dedicate ad Aeromith, Motorhead, Alice Cooper, Judas Priest e poi le copertine per libri e CD, posters, le mascotte ideate per diverse web-zine, le locandine per eventi realizzate in tanti anni di attività ).

Oggi molti giovani disegnatori si sono resi visibili grazie alla rete e agli strumenti che offre. Ma il digitale, che ha oggi un ruolo importante, può soppiantare definitivamente il buon vecchio albo, le edicole, le fumetterie? Per l’informazione sembra non esserci altro destino, secondo te sarà lo stesso anche per i fumetti?

Guarda, sono la persona meno indicate per rispondere a questa tua domanda. I miei limiti non mi permettono di andare oltre “la matita, la gomma e tanta ma tanta china”.

In conclusione, prima di salutarci, possiamo aspettarci già un nuovo capitolo di Heavy Bone? Oramai le sue avventure hanno appassionato molti metallari e rocker. Oppure hai qualcos’altro in cantiere?

Ci sono sia progetti legati alla mia “cloaca maleodorante” che ad un altro character di mia creazione, “Zartana”, un Horror-Western con protagonista uno “Stregone Blues”.

Giuseppe Guarino

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