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Matteo Renzi e il Pd, sorti legate a doppio filo

RENZI ALLE PRIMARIE, CAMPAGNA  'CON LEGGEREZZA E SOBRIETA''[Caffè News] Matteo Renzi, lo abbiamo imparato, lo si ama o lo si odia.

E sì, perché il sindaco di Firenze, in questi anni, ci ha insegnato che il suo modo di fare, il suo linguaggio e le sue idee possono essere invise sia a chi è avvezzo ad un politichese postbellico che a chi si atteggia ad essere il nuovo che avanza con poche idee ma anche confuse.

Lui, invece, le idee ce le ha precise e non teme di mostrarle. In una sfida aperta con Cuperlo, Civati e Pittella, oggi Matteo Renzi si appresta a divenire il nuovo segretario del Partito Democratico.

Se alle primarie di coalizione dello scorso anno il punto debole del rottamatore stava nel non aver fatto presa sulla classe dirigente del partito né tantomeno sul cuore degli iscritti, il risultato non fu certo deludente e al secondo turno, contro il segretario Bersani, Renzi ottenne il 39,1% dei voti [Fonte: QUI]. Non può che andare meglio oggi, quando mezza classe dirigente, anche parte di quella che si accaniva contro di lui con le unghie e con i denti, è ormai saltata sul carro del vincitore annunciato. Annunciato non da oggi, ma dai giorni successivi alle elezioni politiche, quando il fallimento di Pierluigi Bersani apparve palese.

I sondaggi del quotidiano di partito Europa danno il Rottamatore al 72.5%, lasciando Cuperlo e Civati sotto la quota venti (rispettivamente 14.5% e 12.3%). Nessuna speranza per Gianni Pittella, che non dovrebbe arrivare nemmeno al punto percentuale. [Fonte: QUI]

Ma la novità di Renzi starebbe soprattutto in un punto: confermare l’esistenza del Partito Democratico, dimostrare che quella storia ha ancora un senso. Se il sindaco dovesse vincere, infatti, sarebbero finalmente superate le questioni sull’eredità post-comunista o post-democristiana. Si affermerebbe per la prima volta una classe dirigente capace di farsi portatrice delle istanze della generazione Pd, ossia di quella sinistra che non si riconosce in schemi astrusi od obsoleti e accetta un suo ruolo fondamentale, anche in senso europeo. Una generazione politica non più fatta, citando Gaber, di untuosi democristiani o grigi compagni del piccì. La sorte del partito, dunque, è legata a doppio filo a quella del tanto discusso rottamatore. Se Renzi diventa segretario tutto continuerà ad avere senso, altrimenti, già dal giorno dopo le primarie, tanto varrà smetterla con la buffonata del partito unico e prepararsi a riprendere querce e margherite e a questo punto, why not?, anche falci, martelli e scudi crociati.

Giuseppe Guarino

– See more at: http://www.caffenews.it/politica/56563/matteo-renzi-e-il-pd-sorti-legate-a-doppio-filo/

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