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La sintesi dei Roccaforte

roccaforte[1][Caffè News] Tornano i Roccaforte, band piemontese che in passato ha partecipato a concorsi come Rock Targato Italia e Sanremo Rock, e che oggi propone Sintesi, una raccolta riarrangiata e risuonata dei propri brani più rappresentativi. Attivo fin dal 1993, il gruppo si conferma un interessante esperimento che non esita a tingere il proprio rock con elementi estranei, volti a rendere originale ogni singolo brano. Come infatti affermano essi stessi, “la nostra musica non rientra in un genere definito – affermano i Roccaforte – ma piuttosto in una forma di eclettismo in cui le influenze che vanno dal pop-rock al progressive si fondono insieme, armonizzate in una nuova sintesi.”

Sintesi è appunto il titolo del nuovo disco, un’antologia risuonata, pubblicata per l’etichetta Keep Hold. Questo progetto nasce in realtà nel 2011, quando il gruppo ha deciso di riprendere i migliori tra i propri pezzi, rivisitandoli e rendendoli al passo coi tempi, un po’ come fecero i Litfiba quando, nel 1992, pubblicarono Sogno Ribelle.

Ed è così che, prima di Sintesi, avevano già visto la luce tre Ep: Origine, Metamorfosi ed Evoluzione. Queste tre microraccolte oggi, con un paio di aggiunte, formano l’album completo, piccolo saggio di un lavoro ventennale.

La ricerca di un mondo nuovo, migliore, che ci faccia evadere dalle delusioni quotidiane e dalla frenesia, per regalarci nuovi angoli di una magica e scintillante realtà è quello che emerge da brani come Avatar (un piccolo esercizio di scambio dinamico tra un ritmo pressante e una melodia mansueta), 20mq di libertà (“Per vivere mi bastano \ venti metri quadri di libertà \ fuori soffocherei nella normalità \ mi basta la mia stanza per vivere”), Tempo di scappare (una galoppata dalla consistenza un po’ più corposa degli altri pezzi).

Le chitarre fanno invece la parte del leone in Vetrine, raccogliendo la distesa maestosa delle tastiere fino ad esplodere in un colorato assolo che tinge di rock la struttura del brano. Più cupe le atmosfere di Gli occhi di un’altra lei e La dolce e età, mentre un pianoforte martellante regala a Vai una cattiveria insistente. Episodi minori, sia pur nel buon contesto generale, possono essere considerati invece Bambino (preferibile l’arrangiamento più semplice dell’album Per volontà del Re) e l’outro strumentale Metamorfosi.

Altro tema ricorrente è quello del viaggio (Africa), ma il miglior brano dell’album è senz’altro L’aquilone, che dipinge un vero e proprio paesaggio sonoro e sembra prendere in prestito l’angoscia latente di qualche dipinto di Spreafico.

Infine, il polposo intro hard dell’altra sgroppata dai toni rock, Giubbotto in pelle nera, completa la rinnovata maturità dei brani storici del gruppo.

Giuseppe Guarino

– See more at: http://www.caffenews.it/avanguardie/56310/la-sintesi-dei-roccaforte/#sthash.Lp5Cpb9d.dpuf

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