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Quando la sinistra flirta con quelli di destra

bertinotti-fausto-fini-gianfranco[1][Caffè News] Lo scorso 26 ottobre sul Giornale, Stefano Filippi ha pubblicato un interessante articolo intitolato “La destra che piace a sinistra” [potete leggerlo qui]. Lasciato qualche giorno sotto la paglia, gli ho ridato un’occhiata per rendermi conto di quanta verità ci fosse in quelle quattromila parole.

C’è destra e destra, si pensa e si scrive. E c’è rimpianto – ricorda Filippi –  per la destra che poteva essere e non è stata, ovviamente a causa di Silvio Berlusconi. C’è una destra che piace enormemente a sinistra, per cui la sinistra fa il tifo.”

Inutile stare a pensare per renderci conto che la destra di cui parla il redattore del Giornale è quella di alcuni personaggi che, uno dopo l’altro, hanno attraversato la storia politica degli ultimi anni.

Sto parlando innanzitutto di Gianfranco Fini. Missino e fondatore di Alleanza Nazionale. Delfino di Almirante prima e di Berlusconi poi. Almeno fino a prima di sognare di fargli le scarpe. Ribelle al limite dell’irriverenza, talvolta più per ragioni personali che per scelta politica. Fatto sta che è Gianfranco Fini uno dei più grandi “miti di destra” della sinistra, tanto che l’ex Presidente della Camera aveva fatto del suo ultimo partito, Futuro e Libertà, un movimento dal programma piuttosto progressista. Oggi Fini sembra voler recuperare fiamme tricolori ed alleanze nazionali, strisciando ancora verso destra, quella destra che avrebbe potuto rendere davvero grande.

Ma che dire di Pierferdinando Casini? Per anni è stato una sorta di appendice del berlusconismo e, forse più di An, il suo Ccd prima e l’Udc dopo sono stati rampa di lancio per molti esponenti di Forza Italia e Pdl. Per questo alla fondazione del Popolo della Libertà ci è sembrata strana la sua assenza. Che è piaciuta a sinistra, verso la quale ha voluto avvicinarsi fino a diventare terreno di scontro. Ma i “bacchettoni” dello scudo crociato sono tanto ruzzolati a sinistra che, oltre ai governi Monti e Letta, tutti ci ricordiamo di quando Pierluigi Bersani diceva, trovando d’accordo anche Nichi Vendola [fonte: QUI], che l’alleanza con l’Udc era nell’ordine delle cose.

E poi? Poi c’è lo stesso Di Pietro. Uomo entrato in politica con idee nettamente tendenti a destra, capace di rifiutare la chiamata di Berlusconi al Ministero degli Interni [fonte: QUI] ma poi diventato uno degli uomini di punta di Romano Prodi e del centrosinistra, fino ad essere la stampella del Pd veltroniano alle elezioni del 2008, prima di finire relegato nella classe dei cattivi ingroiani insieme, manco a dirlo, a Verdi, Rifondazione e Comunisti Italiani.

Ma ci sono anche altri due signori, presi a prestito dalla tanto declamata “società civile”, che sono stati sicuramente parte di quella “destra diversa” che tanto piace a sinistra. I nomi sono quelli di Luca Cordero di Montezemolo e di Mario Monti.

Ma non ci dimentichiamo di Umberto Bossi. Quando fece cadere Berlusconi nel 1994, il senatùr fu ampiamente corteggiato dall’Ulivo, tanto è vero che Massimo D’Alema arrivò a dire che la Lega che fosse una “costola della sinistra” [fonte: QUI].

Infine, ci sarebbe anche Angelino Alfano. Il leader delle colombe lettiane alla corte di Berlusconi. Rotture e riprese, riallacciamenti e facce storte. Tutto con il tifo, caloroso, di gran parte del mondo del centrosinistra.

Ricollegandoci a Filippi, egli conclude il suo pezzo dicendo che “sì, c’è una destra che la sinistra ama, una sola: quella che perde”. E questo è vero ed è nell’ordine delle cose. Siamo d’accordo. Ma c’è una cosa che vorrei si notasse: è vero che è deprecabile apprezzare le operazioni di marketing politico e la bassa moralità di certi personaggi di destra e di sinistra e anche di centro, ma è anche vero che non certo è in nome di questa deprecabilità che bisogna riabilitare una figura politica capace di creare tanti altri mostri informi.

Giuseppe Guarino

– See more at: http://www.caffenews.it/politica/56355/quando-la-sinistra-flirta-con-quelli-di-destra/

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