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Fiducia: l’intervento di Nencini del Psi

img1024-700_dettaglio2_Riccardo-Nencini-Psi-infophoto[1]Il segretario nazionale del Psi, Riccardo Nencini  è intervenuto oggi nel dibattito nell’aula del Senato sulla fiducia al Governo Letta.
Ecco il testo integrale del suo intervento:

NENCINI (Aut-PSI). Signor Presidente, prendo in prestito una battuta fatta dall’amico Pier Ferdinando Casini, per ricordare che nemmeno io e nemmeno noi ci siamo mai iscritti, lo sa bene il presidente Letta, a nessuna fazione, però è difficile non discutere e non ragionare sui fatti accaduti nell’ultima settimana, con la preoccupazione di chi legge le cose avvenute.
Noi chiudiamo oggi, finalmente, una settimana terribile, che ha ridicolizzato l’Italia nel mondo. Istituzioni considerate come stuzzicadenti e la fine di conquiste liberali, di conquiste che nel tempo hanno considerato i Parlamenti il luogo di un dibattito libero, pubblico e trasparente, sostituite con il ritorno ad una forma tradizionalmente scaduta e decaduta come quella dell’omaggio feudale tra il feudatario e il vassallo.Abbiamo assistito nell’ultima settimana a un deserto istituzionale altrettanto terribile: un attacco al Quirinale infondato, le dimissioni dei parlamentari consegnate in una residenza privata e dimissioni di Ministri consegnate in mani, signor Presidente del Consiglio, che non erano le sue, quelle del Capo del Governo. E alla fine, accanto al deserto istituzionale, anche un deserto politico, un deserto politico che ha messo assieme dai Cipputi agli alti dirigenti della FIAT per consegnare all’Italia un messaggio unico che era quello di chi sosteneva che l’Italia avesse bisogno di stabilità, di governabilità e non di una crisi, tanto più sostenuta da valori e da considerazioni di natura personale.
Prima ancora che da un sindaco, mi pare che la sfaldatura sia avvenuta dalla politica e spero che stamattina avvenga all’interno di questa Aula.
Oggi, signor Presidente, è un giorno importante. Noi possiamo mettere fine a quella settimana che prima ho definito terribile e possiamo consentire alla politica di percorrere con dignità, ripartendo dal Senato, un ultimo miglio importante.
Qualsiasi sarà l’esito del voto stamattina, un ciclo si è chiuso, e quel ciclo si è chiuso per sempre. Il mio auspicio è che tramonti ora anche la storia dei partiti personali, che tramonti una seconda Repubblica fondata sulla logica dell’«avversario = nemico» e sulla considerazione che il bene comune altro non sia che un accidente, un inutile accessorio, e che il coraggio di scelte risolute emerga da quest’Aula fino da stamattina, perché è qui che è da farsi la necessaria chiarezza, prima ancora che lei si rechi oggi pomeriggio a Montecitorio.
Sulla politica italiana, comunque andrà, si aprirà una bella finestra. Il vento del cambiamento non tollera angoli bui. E anche la sinistra italiana dovrà mettersi in discussione: rinnovarsi, alimentare il suo sostegno al Governo guardando all’Italia che c’è e non all’Italia che ormai non c’è più o non c’è addirittura mai stata. Dovremo noi ripensare a tutti i cardini che hanno sostenuto le nostre passioni, perché la democrazia si nutre di nuove forme, perché c’è una povertà di ritorno che chi confidava nel moto perpetuo del progresso non aveva previsto, perché sicurezza e merito non sono parole di destra, perché la spesa pubblica che ha sostenuto lo Stato sociale è al tramonto. Si tratta di una sfida per chiunque tra noi che non può più essere rinnovata.
Se la maggioranza che la sostiene, signor Presidente, dovesse essere quella della primavera scorsa, si tratterebbe di un inganno e lei dovrebbe dire che si tratta di un inganno. Non si possono accusare il Capo dello Stato e il Presidente del Consiglio di tradimento e di fellonia e poi venire al Senato e votare la fiducia. (Applausi dai Gruppi Aut-PSI, PD e M5S). Sarebbe in inganno terribile e si tratterebbe di una lesione terribile a istituzioni già deboli. Nascerebbe, infatti, un Esecutivo di responsabili e di opportunisti. È l’unica miscela della quale l’Italia non ha bisogno.
Se invece la maggioranza che sosterrà il suo Governo fosse sostenuta da un’intesa di centrosinistra, insomma da un Governo europeista con un programma di medio termine quale quello che lei ha definito, con al centro lavoro, riforma fiscale e riforma elettorale, dentro una cornice civica di sobrietà e di ottimismo, meno litigiosa e più decisa a definire la nostra missione, allora saremmo in presenza di un fatto nuovo, probabilmente preparatorio di un’Italia diversa. Ed è questo il Governo di cui l’Italia ha bisogno.
Non ci sarà comunque un Letta bis perché, qualsiasi cosa accadrà all’interno di questa Aula, ci sarà discontinuità con quanto è accaduto durante la campagna elettorale e con quanto accaduto nella primavera scorsa che ha portato alla formazione del suo primo Governo.
Mi permetto in conclusione, signor Presidente, di sottolineare della sua relazione solo la parte che riguarda il lavoro. Su quel punto verrà valutata l’autorevolezza del Governo che lei presiede e la tenuta di una maggioranza sinceramente riformista. La riduzione del cuneo fiscale per aumentare il reddito di chi lavora, l’impegno dei disoccupati in servizi pubblici che gli enti locali non possono più garantire, il favore del piccolo credito verso le aziende commerciali e artigiane e ‑ aggiungo ‑ anche una revisione della cosiddetta legge Fornero sono i punti attorno ai quali il programma riformista presentato al Senato può consentire all’Italia di fare il salto di qualità. Su questa base ci sarà anche la nostra fiducia convinta. (Applausi dai Gruppi Aut-PSI e PD).

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