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La Russia vieta Tchaikovsky perché era omosessuale

4 TNiente più “Bella Addormentata” o “Lago dei cigni” o “Schiaccianoci”. In Russia le opere di Pëtr Il’ič Tchaikovsky rischiano di non poter essere più essere messe in scena. A decretarlo la legge omofoba dello scorso giugno.Niente balletto, niente magiche overtoure. Niente di niente. Tchaikovsky, sulla cui sessualità si nutrono forti dubbi, per il governo di Mosca rappresenta “propaganda di rapporti sessuali non tradizionali”. E in questo modo ricade un veto sulla figura del compositore.

Il boom si è scatenato durante la lavorazione di un film sulla vita del musicista, auto-censurato dalla stessa produzione. Finora nessuna sanzione, dunque, ma la produzione e la regia hanno preferito seguire la via dei tagli e delle alternative piuttosto che rischiare di incorrere in fastidiose ammende per aver fatto propaganda omosessuale attraverso i media.

Il dibattito sull’omofobia, tanto acceso anche in Italia, nella Russia di Putin non sembra conoscere alternative: omofobia legalizzata, incoraggiata, inseguita, esaltata. Alla faccia dei diritti umani. Con una legge degna del peggiore regime fascista o fondamentalista, si preferisce censurare un pezzo di storia che dovrebbe far onore al paese. E con essa la figura di uno dei più grandi musicisti che il pianeta abbia mai conosciuto.

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