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Le banane e il razzismo di ritorno

kyenge[1][Caffè News] Dopo l’orango di Calderoli, arriva un nuovo gesto deprecabile nei confronti del ministro Kyenge. Oggetto di un lancio di banane da parte di alcuni militanti di estrema destra alla festa del Pd di Cervia, la titolare del dicastero all’Integrazione ha risposto con candida ironia: “Uno schiaffo alla povertà e uno spreco di cibo”.

Da Forza Nuova, che aveva abbandonato in piazza alcuni manichini insanguinati con su scritto “L’immigrazione uccide – No ius soli”, arriva la smentita e il dissociamento dal gesto. Evidentemente dev’essere sembrata una buffonata anche al movimento di Roberto Fiore.

Ora, senza andare a indagare su chi abbia compiuto il gesto e da quali ideali sia stato spinto, quattro paroline sulla questione sono necessarie.

Una cosa è criticare la competenza di un individuo rispetto al posto che si trova a ricoprire, altra è farlo a prescindere dal suo operato e per motivi del tutto irrazionali, come il colore della pelle. In pratica, tutti abbiamo conosciuto Cécile Kyenge per le polemiche accese con diversi esponenti politici sul fatto d’essere un ministro di colore ma, nei fatti, molti di noi ignorano quale sia l’effettiva attività del ministero da lei presieduto.

Non sto andando a sindacare su argomenti quali quelli degli “italiani di seconda generazione” o dello ius soli (il dibattito potrebbe essere molto più ampio e articolato), ma su una questione molto più delicata: il diritto di una persona, in quanto persona, ad esistere ed agire, a partire in condizioni di parità rispetto ad altri, a ricoprire incarichi pubblici. Che poi lo faccia meglio o peggio di altri è tutt’altra cosa. Di questo si occupa la politica dopo aver rispettato le regole della democrazia. Ma qui invece si criticano la natura e le qualità intrinseche della persona, tralasciando quello che realmente dovrebbe interessarci: l’operato del ministro.

Che poi quelle banane volessero dire alla Kyenge “tu non sei una persona” è indubbiamente lapassiano. Ma qui la questione è ancor più delicata e la mamma degli imbecilli è sempre incinta. E non parlo solo di quelli che chiamano “orango” la ministra o le augurano di esser stuprata, ma anche di quelli che, in una sorta di razzismo di ritorno, incitano alla rivolta contro “la scimmia” Calderoli o chiedono squallidamente di “mollare la Valandro tra venti negri”.

– See more at: http://www.caffenews.it/politica/53739/le-banane-e-il-razzismo-di-ritorno/#sthash.BuRWuNw3.VJdBCc5L.dpuf

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