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La sinistra di Arancia Meccanica

frank alexander arancia meccanicaLe pellicole di Stanley Kubrick sanno ben coniugare una ricercata cura dei particolari alla spettacolarità, mettendo d’accordo critici e pubblico. Tra i suoi film, i miei preferiti sono senz’altro The Shining e Full Metal Jacket, ma a uno dei capolavori è senza ombra di dubbio Arancia Meccanica.

Ho preso il libro di Anthony Burgess, che ha fatto da ispirazione a Kubrick, per cercare di cogliere in pieno l’essenza di Arancia Meccanica, quel ricercato concetto che eleva un male sincero (quello di Alex che, leggendo la Bibbia, sogna di essere il capo dei flagellatori di Cristo) al di sopra di un bene artificiale e forzoso (quello della cura Ludovico).

Tralasciando le differenze tra il romanzo di Burgess e il film di Kubrick, nell’edizione Einaudi attualmente in catalogo è presente un’affascinante appendice che riporta una lettere dell’autore e un’intervista al regista.

Proprio su quest’ultima vorrei soffermarmi. Mi ha colpito il seguente passaggio:

Lo scrittore, interpretato da Patrick Magee, rappresenta invece l’estrema sinistra (“radical”). Dice che il popolo deve essere condotto, guidato, spinto. “Venderanno le loro libertà per una via più facile”. Eccoli, gli attivisti di sinistra! Non è un progressista.

Per poi continuare:

Gli estremisti di destra e di sinistra condividono il disprezzo per l’uomo. Sono diversi soltanto nel programma (il corsivo è mio, nda).

In pratica, Frank Alexander e i suoi amici cospiratori rappresentano, per Kubrick piuttosto che per Burgess, quella parte della sinistra “non progressista”, che interpone i propri interessi egoistici (l’abbattimento del governo, la conquista del potere, la vendetta sul drugo), fatti passare per collettivi, al bene comune. Nella seconda frase riportata, il regista avvicina in questo gli estremisti di sinistra ai fascisti, due punti talmente opposti che finiscono per convergere. Emblematiche a riguardo sono la scena della cena di Alex e quella successiva, la tortura con la nona sinfonia. Mentre sottopongono Alex all’atroce musica, lo scrittore e i suoi amici (compagni?) si godono lo spettacolo delle urla del ragazzo, aspettando il suo funzionale suicidio. Addirittura, l’uomo in giacca blu preferisce ingannare l’attesa giocando distratto con le bocce d’un biliardo.

Un monito che invita a guardarsi da quei rivoluzionari che, a osservar bene, si servono di Alex quasi allo stesso modo del Ministro, conservatore dichiarato, (definito dallo stesso Kubrick “sicuramente un tory”) interpretato da Anthony Sharp. Ogni commento è forse superfluo.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 8/07/2013

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