Il partito delle bistecche

Al di là di qualsiasi allusione o provocazione, il partito delle bistecche, in Italia, è esistito davvero. Si chiamava Partito Nettista Italiano, e si presentò addirittura alle elezioni politiche del 7 giugno 1953, raccogliendo 4.305 voti (pari a circa lo 0,2% del totale) ma non eleggendo alcun rappresentante in Parlamento.

A parte questo, quello che sembrava uno scherzo degno della miglior commedia all’italiana, era un partito reale, fondato da Corrado Tedeschi (docente di economia ed enigmista) e Ugo Cavallini. Lo scopo era, manco a dirlo, quello della goliardia e l’obiettivo di fondo del movimento era di risolvere i problemi degli italiani grazie alla somministrazione gratuita ad ogni cittadino degli alimenti e di ben 450 grammi di carne al giorno (altro che reddito di cittadinanza!).

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Il nome “nettista” derivava dalla Net, rivista di enigmistica edita dallo stesso Tedeschi ma la qualifica di “partito della bistecca” appariva alquanto semplice e d’immediato impatto. E così, tra la Dc e il Pci, s’inserì questo esempio primordiale di antipolitica che, con goliardia, faceva il verso al vecchio detto del “partito della pagnotta”.

Dall’archivio dell’Istituto Luce emerge un video d’epoca nel quale Tedeschi espone il programma politico del partito: tre mesi di villeggiatura garantiti a tutti gli italiani, abolizione di tutte le tasse e, infine, la tanto agognata bistecca con tanto di frutta, dolce e caffè. Le cronache narrano anche che, come il Pci aveva Bandiera Rossa, anche il Partito Nettista possedeva un inno, composto esclusivamente da muggiti di vacche. Il simbolo era una vitella, sulla quale l’elettore insoddisfatto, in cabina elettorale, doveva apporre la propria croce di preferenza.

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Antesignano di tanti paradossi (ad esempio il pastafarianesimo in religione), il partito della bistecca ha rappresentato un modo tutto italiano di godersi la vita e farsi una risata arrivando a proporre metodi di democrazia diffusa e diretta oggi tanto ricercati dai partiti e movimenti “veri”. E se al posto della Dc quelle elezioni le avessero vinte i nettisti? Più carne per tutti!

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”,  il 1 luglio 2013

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