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Se il simbolo del calcio pulito insulta Falcone

Miccoli

Fabrizio Miccoli diventa il nuovo caso sportivo del 2013 dopo l’intercettazione-shock: “Quel fango di Falcone”. Indagato per estorsione, si mettono oggi in luce i suoi rapporti con il nipote di Matteo Messina Denaro e figlio del boss della Kalsa, Mauro Lauricella.

Senza entrare nel merito della faccenda radiazione né tantomeno nelle faccende della giustizia italiana, su Miccoli qualcosa da dire c’è.

Simbolo di antijuventinità – Fabrizio Miccoli ha assunto, negli ultimi anni, la fama di “calciatore pulito”. Uno che rifiuta le logiche del sistema messo in piedi da Moggi pur sapendo che in tal modo non avrebbe più né giocato in nazionale né indossato la maglia di una squadra importante come la Juventus. Detto-fatto, Miccoli in nazionale lo si è visto poco, anche in tempi migliori; dopo la Juve è andato in giro (Fiorentina e Benfica) per poi fermarsi definitivamente a Palermo.

Il problema, oggi, è un altro. Fino a qualche tempo fa, quando nessuno sospettava nulla, egli rappresentava il simbolo di lotta alla cupola messa in piedi da Moggi, uno ex-juventino tramutatosi nell’antijuventino per eccellenza. Oggi, con le nuove intercettazioni, non si tarda a leggere nei commenti di qualche acuto osservatore cose tipo “giocava nella Juventus, che ti puoi aspettare?” oppure “quelli che hanno indossato la maglia bianconera sono marchiati a vita”. Per tanta stampa infangatrice passa in secondo piano il fatto che Miccoli sia un giocatore rosanero e la stessa persona che dalla Juve si è sempre voluta dissociare da qualche anno a questa parte. E, infatti, su molti giornali Miccoli è “l’ex juventino” e non “il giocatore del Palermo”.

Simbolo della sinistra – “Poi, ecco (Fabrizio Miccoli) un calciatore che non ha problemi a manifestare le proprie simpatie: è di sinistra e ama il Che Guevara”. Lo scriveva Darwin Pastorin su L’Unità del 19 Gennaio 2003. Oggi scriveremmo “Amico dei mafiosi che disprezza Falcone”. Ma va bene così, Miccoli era uno a posto, uno dei pochi giocatori di sinistra del campionato.

Di sinistra e anti-juventino. Uguale: “simbolo del calcio pulito”. Ma qualcosa era sfuggito a tutti: quella inquietante pistola tatuata sul braccio destro in onore della città di Corleone. In virtù dei trascorsi antijuve e del tatuaggio del Che si preferiva chiudere gli occhi sul tattoo. Miccoli aveva il tatuaggio del revolver in omaggio a Corleone (di cui è cittadino onorario) già da anni. Ma tutti tacevano perché poi sulla gamba aveva quello del Che.

Ebbene, oggi che molti altarini sono stati scoperti noi, quelli a cui quella pistola non ha mai ispirato tanta simpatia, ci schieriamo a fianco di chi lo condanna. Perché la mafia è una montagna di merda e Falcone semplicemente un eroe. Miccoli va radiato, certo, ma sarebbe una scelta di buon gusto per qualche commentatore, impregnato di ideologie di sinistra o antijuventino fino al midollo, spiegare con coerenza come stanno le cose.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 25 giugno 2013

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