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La voglia di cambiare intrappolata in un rigido schema

m5s piazza

Intrappolare la voglia di cambiare in un rigido schema precostituito. È senz’altro uno dei peccati mortali del Movimento 5 Stelle, individuato con una (solita) analisi perfetta da parte di uno dei più lucidi protagonisti del vasto sottobosco del centro-sinistra: Bruno Tabacci.

È frutto di un errore di sottovalutazione ritenere che la crisi del Movimento 5 Stelle sia figlia di una comunicazione sbagliata di Grillo e del suo blog. A mettere fuori gioco il Movimento è stata ed è la disastrosa gestione del risultato elettorale, a cominciare dalla fase dell’elezione del Presidente della Repubblica per la quale i parlamentari di Grillo potevano essere decisivi e invece hanno preferito marginalizzarsi da soli finendo col risultare del tutto irrilevanti. Non è una situazione per cui esultare peraltro perché stanno perdendo l’occasione di offrire il loro contributo, che pure sarebbe molto utile, al rinnovamento politico e istituzionale del Paese.

Disastrosa gestione di un risultato elettorale (quello di febbraio) indubbiamente generoso, che aveva premiato una voglia di distinguersi e di cambiare della quale il MoVimento 5 stelle si era fatto indubbio portavoce.

Ma molte cose, col tempo, stanno andando male e l’errore non è, come precisato dal leader di Centro Democratico, soltanto di comunicazione. Le indicibili lacune della Lombardi, Crimi che dorme al Senato, il mancato appoggio a un governo Bersani, l’arroccamento sul Presidente della Repubblica. Per non parlare dei veti, delle espulsioni, dei moniti e degli anatemi.

Ma l’errore di comunicazione c’è, eccome. A partire dal Twitter ufficiale di Beppe Grillo, quasi un milione e duecentocinquanta mila followers. Con tattiche tipiche di migliaia di altri (piccoli) siti truffaldini, il non-leader del non-partito posta di tanto in tanto link a link di link che poi riportano allo stesso Twitter. L’obiettivo? Aumentare il numero di contatti di ciascun sito linkato e linkante, aumentando così il contatore delle visite.

Sulle pagine del M5S e a questo vicine si denuncia un silenzio sulla questione dei parlamentari fuoriusciti dal Pd: la stampa di sistema parla solo di quelli che fuoriescono (o vengono espulsi) dal M5S, ma di quelli fuoriusciti dal Pd no. È un’ennesima gaffe. Marco Di Lello, Lello Di Gioia, Pia Locatelli e Oreste Pastorelli lo scorso 11 giugno sono passati ufficialmente dal gruppo parlamentare del Pd al gruppo misto. Delusi del Pd? Manco per idea. Soltanto parlamentari del Partito Socialista Italiano eletti in alcune circoscrizioni con il simbolo del Pd (in seguito ad espliciti accordi elettorali) ed ora passati al gruppo del quale fa parte il proprio partito.

Ma va bene così, è tutta parte del gioco. Deludere la voglia di cambiare è come portare una folla allo stadio e non dare avvio a nessuna partita.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica Carta Bianca, il 17 giugno 2013

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