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Anelka: l’eterna promessa

anelkaSembra destinato a far grande cose, il baby fenomeno francese Nicolas Anelka (dalla conversione all’Islam, Abdul-Salam Bilal), quando a soli 16 anni, esordisce nella Ligue 1 francese con la maglia del Paris Saint Germain.

L’Arsenal di Arsène Wenger decide di non farselo scappare e, nel 1997 acquista il giovane attaccante (18 anni). Anelka passa in quel di Londra una stagione deludente, seguita da una piuttosto positiva. Il conto finale lo vedrà segnare, in 90 presenze in partite ufficiali, un totale di 28 reti.

Lo vuole mezza Europa e, alla fine, sono i galacticos di Madrid ad avere la meglio. Anelka arriva nella capitale castigliana per 22,3 milioni di sterline, trovandosi a giocare al fianco di Raùl, Morientes, Seedorf, Roberto Carlos e di un giovanissimo Samuel Eto’o.

A Madrid le cose non vanno troppo bene e i brutti rapporti con la tifoseria e con l’allenatore Vicente Del Bosque non tardano a dare cattivi frutti. La testa calda Anelka rifiuta di partecipare agli allenamenti e il Real lo sospende per un mese e mezzo. Vince la Champions League, ma solo 7 reti (di cui alcune decisive) gli pagheranno un biglietto di ritorno per Parigi.

È il 2000 della Francia campione d’Europa ma Anelka gioca quasi sempre entrando dalla panchina. Inoltre non giocherà nemmeno un minuto della finale contro l’Italia. Altri campioni come Thierry Henry e David Trezeguet sono più avanti di lui anche nei desideri dei grandi club europei. In nazionale non avrà poi tanta fortuna: i rapporti con Lemerre, Santini e Domenech lo terranno spesso fuori dalla lista dei convocati. Quest’ultimo lo caccerà dalla formazione francese dei mondiali 2010 per offese e insulti.

Torniamo al 2000, quando lo riprende il Psg, che allora non era ancora il club d’alte aspirazioni ch’è oggi. Altre due stagioni nelle quali ancora una volta è spesso ai margini della squadra. La causa – manco a dirlo – sono i problemi con il tecnico del club parigino Luis Fernandez.

Da allora Anelka ricomincia il suo peregrinare per l’Europa. Va in prestito al Liverpool nel 2002, segna qualche rete, ma il club britannico non lo riscatta. Va a finire al Manchester City, dove resta fino al 2005, per la cifra (record fino ad allora per la società inglese) di 13 milioni di sterline.  In biancazzurro sembra rinascere: 14 reti il primo anno, 24 il secondo. Inizia piuttosto bene anche la stagione 2004-05: 7 reti prima di passare, a gennaio, ai turchi del Fenerbahçe.

In Turchia resta altre due stagioni. Vince un campionato ma segna soltanto 16 gol in 57 presenze. L’Inghilterra sembra essere la sua seconda patria e quindi viene acquistato dal Bolton per 8 milioni di sterline. Qui la serie è di alti e bassi, con i sempre presenti dissidi con società e allenatori. Il tabellino finale segnerà 61 presenze e 23 reti.

Ormai soprannominato “Il Grande Bluff”, l’eterna promessa va a finire ancora una volta in un grande club: il Chelsea. A Londra segna all’esordio e vince tutte le competizioni nazionali: Campionato, FA Cup, Community Shield. In 183 presenze segna 59 reti. Sbaglia il rigore nella finale di Champions League 2008 contro il Manchester United.

Sembra arrivato agli sgoccioli della carriera e, dato anche l’alto ingaggio, sceglie una destinazione esotica. Finisce a giocare nello Shanghai Shenhua. Deluderà anche in Cina, dove prova anche, per un breve periodo, a fare da giocatore-allenatore.

Ormai, in Europa, nessuno si ricorda più di lui e il prossimo passo sembra essere quello di appendere le scarpette al chiodo. Ma la Juventus è a corto di attaccanti e lo prende, a gennaio 2013, a parametro zero. Due presenze in campionato e una in Champions contro il Celtic e Anelka vince pure il campionato italiano.

Ora, rientrata la crisi, la Juventus sta pensando di rafforzare il carente reparto offensivo. Arriva Llorente e partirà qualcuno tra Vucinic, Giovinco, Matri e Quagliarella. Ma i primi due della lista in uscita sono senz’altro Anelka e l’altra promessa mancata, Bendtner. Chissà quale sarà la prossima destinazione per l’eterna promessa francese che, nel suo peregrinare, ha avuto la fortuna di giocare con la maglia dei club più ambiti del mondo.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 3 giugno 2013

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