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Cosa impariamo dal flop del MoVimento 5 Stelle

m5s crack

I numeri parlano chiaro. È vero che c’è stata una forte astensione, è vero che si tratta di amministrative e non di politiche, è vero che in ogni caso i 5 stelle sono quelli che vanno contro. Ma è anche vero che non è detto che chi si è astenuto avrebbe poi votato per il MoVimento; è anche vero che il M5S nacque come un grande movimento civico; è anche vero che a forza di andar contro ad occhi chiusi si può sbattere la testa e farsi molto male.

Parlano invece i numeri. Il M5S non arriva mai al 15.00 % e sovente si trova sotto l’8 e non lo si vedrà in nessun ballottaggio. Strano, per una forza politica che ha l’obiettivo dichiarato di giungere al 100%.

Non sono le politiche, ma le amministrative. Questo è quello che i grillini hanno optato dal primo momento. E questo è un dato preoccupante. La débâcle elettorale alle amministrative li ha posti per la prima volta di fronte al problema della preferenza. La gente non ha votato il MoVimento 5 Stelle anche perché, oltre alle mille delusioni giunte finora dalla valutazione dell’attività dei cittadini parlamentari, non conosceva i nomi dei candidati (vuoi per scarsa pubblicità tramite i media tradizionali, vuoi perché si è fatta luce soltanto sulle grandi velleità del M5S a prescindere dai nomi). Ma tutto questo parla chiaro: il MoVimento 5 Stelle non può essere un movimento civico ma soltanto un grande voto di protesta. E il voto di protesta si vede soprattutto nell’elezione di quegli enti di livello superiore, Parlamento o Regione, ma difficilmente per un’istituzione vicina ai cittadini quale un Comune. Oltre al voto di protesta, dunque, il nulla.

Dalla forte astensione possiamo invece ricavare i motivi della débâcle: il mancato appoggio al governo Bersani e l’occasione persa per sempre; l’aver praticamente favorito l’accordo tra Pd e Pdl, divenendo di fatto i principali artefici dell’inciucio; l’inattività parlamentare; le espulsioni per frivolezze ininfluenti; il dibattito costante su questioni lontane dalla vita del paese. Molti che alle politiche avevano votato Grillo e i suoi, stavolta sono rimasti a casa, mentre l’elettorato di centrodestra e centrosinistra s’è recato puntualmente alle urne a compiere il proprio dovere.

Col ballottaggio ne vedremo delle belle. Il M5S sembra non volersi schierare da nessuna parte. Ed è da vedere se per lasciare libertà totale ai propri elettori o per non perdere anche quelli rimasti. L’atteggiamento è sempre lo stesso: “fate voi. Noi stiamo qui da parte e vi diciamo che, in ogni caso, sbagliate sempre”.

E poi, alla fine, nessuna testa salterà. Perché il M5S non è un partito e il flop elettorale non lo pagherà nessuno. Nessun segretario rassegnerà le dimissioni, nessun coordinatore cittadino \ regionale sarà sostituito. Ciascuno resti saldo al proprio posto finché può, perché il “tutti a casa!” , almeno finora, ha funzionato soltanto per i grillini.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Carta bianca”, il 3 giugno 2013

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