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La leggenda di Volpi e Poggi

volpi e poggiCorreva la stagione 1997-98, quella della Juventus campione d’Italia contro l’Inter, quella del famoso fallo di Mark Iuliano su Ronaldo (quello originale, brasiliano dell’Inter, Luis Nazario de Lima).

E, come ogni anno, tutti i ragazzini amavano fare l’album delle figurine. Molti facevano, un classico, l’album Calciatori Panini. Ma era il periodo dei cloni, ossia di Calcio Merlin, Supercalcio e Kick Off, tutti destinati a scomparire nel giro di poche stagioni. Ma ci fu, in quel periodo d’un calcio ancora sognante, un album che seppe mettere d’accordo i ragazzini di tutta Italia.

L’album in questione presentava una copertina con i volti di Angelo Peruzzi, Roberto Baggio e Ronaldo ed era prodotto dalla Topps. La Topps era (forse è ancora?) un’azienda produttrice di gomme da masticare e distribuiva l’album gratuitamente nei bar e nelle tabaccherie. In ogni chewing-gum alla fragola, che costava 100 lire, si trovavano tre figurine dei giocatori delle squadre di serie A. A chi avesse completato e poi spedito un album sarebbe toccato un premio: una maglia originale del proprio campione preferito o un pallone di cuoio autografato.

L’assalto dei ragazzini ai bar-tabacchi-edicole fu rapidissimo e l’album (in formato mini) si diffuse al punto da essere, in alcune scuole, addirittura vietato. C’era chi, come chi scrive (all’epoca avevo nove anni), sacrificava la mille lire della merenda per acquistare dieci gomme-pacchetto di figurine e completare quel dannato album. Già dall’inizio c’erano figurine rarissime. Una era quella di Ciro Ferrara della Juventus, un’altra quella di Gabriele Ambrosetti del Vicenza. Ma ce n’erano due, su tutte, che facevano dannare i bambini e i teen-agers dell’epoca: Paolo Poggi dell’Udinese e Sergio Volpi del Bari. C’erano persone che erano riuscite a completare diversi album, anche sei o sette, fatta eccezione per le figurine dei due giocatori.

Risultato? Le gomme andavano a ruba e, con il beneplacito dei negozianti, non si vendevano più a poche alla volta ma oramai a pacchi interi. Sempre più spesso risultavano esaurite e si vedevano file di bambini assalire i bar di prima mattina per accaparrarsi qualche agognato chewingum.

Le Leggende – Inutile dire che Poggi e Volpi erano sempre più introvabili e le leggende cominciarono a diffondersi copiose. Qualcuno diceva che si trovassero soltanto in certe zone d’Italia. Altri che si trovavano soltanto nelle gomme distribuite nelle tabaccherie e non in quelle dei bar. Altri ancora inventavano storie improbabili come: “un mio amico li ha trovati a doppio”, “mio cugino li ha trovati e poi li ha rivenduti per diecimila lire”.

Si diffuse anche l’idea che bastasse spedire l’album, anche senza le due figurine, per aggiudicarsi il premio. C’era gente che arrivò a comprare una maglia originale della propria squadra di calcio dicendo di averla vinta con le gomme. Io non so davvero dire quale fosse la verità, ma so di aver conosciuto due persone che sostenevano di aver avuto in premio, dopo aver completato e spedito l’album, uno la maglia di Alen Boksic della Lazio e l’altro quella di Youri Djorkaeff dell’Inter.

In ogni caso, la sconsolazione cominciò a prendere tutti e la convinzione che le due figurine non fossero mai state stampate si diffuse nei cuori degli ormai non più troppo speranzosi collezionisti.

La Soluzione – L’azienda Topps fu convocata, dopo numerose proteste da parte dei genitori dei poveri ragazzini, a Mi Manda Rai3. E lì i rappresentanti della ditta ammisero che il nuovo caso Pizzaballa era dovuto al fatto che, essendo un concorso a premio, gli stickers di Poggi e Volpi erano stati sì stampati, ma in numero estremamente limitato. Insomma, io Poggi e Volpi non li trovai mai, ma qualcuno più fortunato di me probabilmente sì. Fatto sta che, anch’io, dopo decine (forse centinaia) di migliaia di lire spese in gomme da masticare, preferii mettere da parte qualche spiccio e andarmi a comprare la maglietta del mio campione preferito piuttosto che aspettare di trovare quelle due dannate figurine.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 20 maggio 2013

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