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È Enrico Letta il più amato dagli italiani

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Se quella gran faccia da schiaffi di Matteo Renzi non fa che provocare sentimenti contrastanti negli elettori (simpatia oppure mera ostilità), gli occhiali spessi da antico democristiano di Enrico Letta iniettano fiducia nelle vene degli italiani. O, almeno, della maggioranza. Se dal qualunquismo cinquestellato, dal vendolismo d’eterna opposizione e dal razzismo leghista non arrivano che bocciature e anatemi all’indirizzo del Governo Letta, i sondaggi sembrano invece favorire il premier.

Secondo un sondaggio di Swg, Enrico Letta sarebbe il leader politico preferito dal 62% degli italiani, superando proprio il sindaco di Firenze, in testa nel sondaggio precedente, e distanziando notevolmente Alfano, Vendola, Grillo, Monti e Berlusconi.

Popolare, soprattutto dopo l’annuncio dell’eliminazione dell’Imu, Letta è anche il presidente del Consiglio più povero della seconda repubblica: “soltanto” 140mila euro di reddito lordo all’anno (circa 90mila euro l’anno al netto delle imposte, più o meno 7500 euro al mese). Anche in questa speciale classifica risulta ben lontano da Berlusconi, Dini, Prodi e Amato (ma piuttosto vicino, manco a dirlo, a D’Alema).

Queste statistiche, per quanto positive, dimostrano una cosa: il Pd (e ogni suo personaggio) per piacere deve avvicinarsi al modo di fare dell’amato-odiato-nonsappiamobene Silvio. Se Renzi, da molti esegeti della sinistra additato come “nuovo Berlusconi”, sarebbe stato capace di attirare consensi bipartisan, così Letta, dopo i primi annunci e obiettivi del Governo di larghe intese, sembra lanciato verso un’inaspettata popolarità.

Quanto c’è di positivo in questo? Molto, ma con qualche distinguo. Il Pd (o qualunque soggetto di centro-sinistra che gli succederà) deve imparare a comunicare. Grillo e Berlusconi e Vendola sanno farlo molto bene, mentre i democrats (e per i Ds e la Margherita prima e il Pds e il Ppi prima ancora) hanno a riguardo molte lacune che personaggi come Letta e Renzi potrebbero colmare.Niente primedonne, per carità, non bisogna mica copiare tutto dallo sfrenato populismo degli altri (e qui il discorso è multi-partisan, rivolto senza distinguo a Lega, Pdl, M5S e Sel. Mentre, fateci caso, il Pd è l’unico dei partiti maggiori a non avere alcun nome sul simbolo), ma soltanto un leader (o “semplice portavoce”, sic!) capace di esprimere un concetto in maniera semplice e netta come sa ben fare, scusatemi la rima, proprio Enrico Letta.

Giuseppe Guairno

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Carta Bianca”, il 5 maggio 2013

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