Lascia un commento

Un secondo dopo la morte

603855_10200395172779334_467508398_n[1]

Ma cos’è questa nuova paura che ho?
Ma cos’è questa voglia di uscire, andare via?
Ma cos’è questo strano rumore di piazza lontana,
sarà forse tenerezza o un dubbio che rimane?”

Antonello Venditti – “Modena”

Modena, luglio 1998

Mi trovo da solo anche alle feste di partito. Le bandiere con la quercia affiancano, nel gazebo dello shop, la faccia barbuta di Che Guevara sulle magliette rosse. Chi è me lo ha detto mia cugina che sta alla cassa: il rivoluzionario argentino che ha fatto la guerra a Cuba che ora è simbolo del comunismo. Con sole cinquemila lire ti porti a casa il simbolo del comunismo. È un’ottima offerta. Con diecimila ti danno pure la bandana e la bandiera cubana.

Dietro al banco, le facce idiote non famose del direttivo cittadino raccolgono firme per quel ferro vecchio di Bertinotti. Che rinsavisca. Va bene la giornata lavorativa, siamo tutti con te, ma il governo deve restare in piedi. Eccheccazzo. Non sta mica più al sindacato. Prodi è il capo del governo, anche di quei pazzi di Rifondazione Comunista.

«Papà perché si chiama festa dell’unità?»

«Perché L’Unità è il nostro giornale, di noi ex comunisti.»

«Eravate comunisti e ora cosa siete?»

«Pidiessini.»

«E che significa?»

«Significa che siamo del piddiesse.»

«E che cos’è?»

«Il nostro grande partito.»

«Cos’è un partito?», lo penso ma non lo dico.

A undici anni è meglio non fare troppe domande. Che te ne potresti pentire. Non si mette in discussione D’Alema.

«Noi non siamo democristiani», me lo dice sempre mio nonno.

«Evviva D’Alema Prodi Veltroni Turco Bindi Finocchiaro e pure Di Pietro anche se è di destra.»

Roma, aprile 2013

Oggi ho il sorriso triste. Casa mia è un cimitero. Nel salotto posseggo tre librerie senza niente da salvare a parte l’ellepì de “La buona novella” di De André, qualche romanzo di Robert Louis Stevenson e il divuddì di Shining di Kubrick. O Rubick. Non mi ricordo mai chi è quello del cubo. L’urlo, invece, è di sicuro quello di Munch. Il resto potrebbe bruciare tranquillamente senza che nessuno s’adoperasse per chiamare i pompieri.

Sul muro c’ho appeso un gagliardetto, era di mio padre, e dice “P.C.I.”. Rosso e con la falce e martello bene in vista. Ce l’ho appeso per reverenza più che per fede. Per coerenza sta accanto ad un ritratto di Stalin, coi baffi all’insù. Non sono mai stato comunista, almeno per questioni anagrafiche.

Di querce ne ho due. Una colla rosa e una con falce e martello. Sono più logore che se fossero passate sotto le mani d’un taglialegna. Poi diventarono ulivi, poi arcobaleni, poi di nuovo ulivi. Spremuti per dare un olio amaro e di pessima qualità.

Bandiera bandana maglietta. Che Guevara sta nascosto sotto montagne di vestiti e palline di naftalina che Eta Beta ci potrebbe pranzare per almeno due mesi.

Bersani s’è appena dimesso. Nelle sue parole non si sentono più nemmeno i rimpianti, soltanto amarezza. E lacrime. Siamo qui, un secondo dopo la morte del partito.

«Cos’è un partito?», lo penso ma non lo dico.

A quasi trent’anni ci sono domande alle quali ancora non sai rispondere.

«Evviva D’Alema. Fanculo Prodi Veltroni Turco Bindi Finocchiaro e pure Di Pietro che non c’è più ma che si sa che è sempre stato di destra.»

Stappo l’ultima coca. Lo zucchero fa ingrassare.

Giuseppe Guarino

elaborazione grafica: Biondo OO

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 21 aprile 2013

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: