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Napolitano bis: ritorno al Quirinale

PRESIDENTE_NAPOLITANO[1]Da premettere: la delusione per la rielezione di Giorgio Napolitano è simile a quella che sarebbe senz’altro seguita ad una elezione di Franco Marini. Per Napolitano, come per Marini, la stima è grande, grandissima. Più per il presidente vecchio e nuovo che per l’ex sindacalista della Cisl, invece, ci troviamo al cospetto di una figura di altissimo profilo istituzionale, capace di metter d’accordo non tutti, ma buona parte. Quello che fa male è l’accordo con il Pdl, è la vittoria di Berlusconi.

In quanto agli altri:

Emma Bonino è stata l’eterna papabile. Il cardinale che non sarà mai papa ma sogna costantemente di diventarlo. E che se non è stata eletta lo deve soprattutto a Marco Pannella. Il controverso leader radicale ha fatto in modo che non si potesse chiudere un occhio sulla figura della Bonino. E per Emma è stata un’altra occasione sciupata.

Romano Prodi. Chi entra in conclave papa ne esce cardinale. Era il grande nome. Annunciato, richiesto, arrivato. Bruciato l’ennesima volta da un centrosinistra senza nerbo. C’è chi dice da Renzi, più probabilmente dall’eterno rivale D’Alema o dai radical-chic vendoliani. Era il nome migliore tra quelli in campo. L’occasione persa del centrosinistra e l’ancora di salvataggio del Pd, manco a dirlo, non afferrata.

Anna Maria Cancellieri. Aveva tutto: dalla stima internazionale al rigore istituzionale. Manca di un po’ di carisma e su di lei pesa la pubblica opinione sull’esecutivo Monti (che, ricordiamocelo, è ancora il Governo Italiano). Poteva essere una buona scelta, se non fosse che l’avventura da ministro l’abbia bruciata agli occhi di berlusconiani e grillini.

Stefano Rodotà. Il migliore che resta in panchina. Come quando Capello, alla Juve, teneva Del Piero tra le riserve e faceva giocare titolari Ibrahimovic e Trezeguet, grandi nomi, senz’altro, ma che non catturavano l’euforia del tifoso quanto il capitano bianconero. Vendola ci ha scommesso più per arrivismo che per fede, ché non si è capito perché Prodi andasse bene e Napolitano no. Se si votasse oggi Sel sarebbe almeno al 10%, perché il presidente pugliese ha saputo ben cogliere gli spunti che il fallimento dei democrat comportavano. I grillini appoggiavano Rodotà pur sapendo (forse) dei quattro mandati parlamentari e del passato comunista\pidiessino del signore in questione. Forse la prima mossa sensata dei cinque stelle fino a questo momento. Se il Pd non lo ha votato è stato per qualche veto calato dal dio baffuto (non parliamo certo di Stalin, per carità) che ha liquidato i pareri favorevoli dei giovani turchi, di numerosi parlamentari tra cui la Puppato e quelli sostanzialmente positivi dei renziani.

Ora tutto è finito, senza cambiamenti. Napolitano era prima, Napolitano è stato nei tre giorni di elezione, Napolitano sarà domani. Ora si faccia un governo. D’unità nazionale, tecnico, politico, presidenziale, istituzionale, classico, scientifico, alla fragola. Purché sia un governo. Anche d’un anno. Ma che faccia superare lo stallo.

I grillini gridano al golpe avvenuto secondo costituzione e che golpe non è. Che poi non si capisce perché l’alleanza con Grillo sia buona e quella con il Pdl cattiva. Anzi, Berlusconi gode di una legittimazione popolare maggiore di quella del M5S (29,18% contro 25,56%). Queste elezioni ci consegnano un monito, quello di provare a cambiare la Costituzione anche nell’elezione del Presidente della Repubblica: maggioranza dei 2/3 sempre, non soltanto dal quarto scrutinio, almeno per evitare imbarazzanti sbuffi, grida al complotto e inutili marce su Roma.

Il Pd muore facendo un presidente ex comunista scelto da Berlusconi. Sembra un titolo di un fantasy a cui dieci anni fa non avrebbe creduto nessuno. Oggi è realtà. Oggi abbiamo un nuovo Presidente della Repubblica. Che è anche quello vecchio, che però è quello di tutti. Anche di chi promette rivoluzioni e poi non si presenta in piazza. Che per fare una rivoluzione bisogna prima spegnere il computer.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Carta bianca”, il 21 aprile 2013

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Un commento su “Napolitano bis: ritorno al Quirinale

  1. esistono pure i tablet e gli smartphone…aggiornati^_^

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