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Cisgiordania: autobus separati per israeliani e palestinesi

afikim

Mentre in Italia si discute ancora sulle qualità del fascismo, notizie allarmanti arrivano da Israele, dove sono state inaugurate le prime linee di autobus riservate esclusivamente ai palestinesi.

Inaugurando di fatto una nuova politica di apartheid, il governo di Netanyahu ha disposto questo nuovo regolamento per due linee della Cisgiordania, gestite dalla compagnia Afikim, che conducono i lavoratori palestinesi nello stato israeliano. Inutile dire che la misura ha subito provocato notevoli dissensi, soprattutto da parte delle organizzazioni non governative.

Zahava Gal-On, segretaria di Meretz (il partito di sinistra israeliano), ha chiesto l’immediata sospensione delle linee separate in Cisgiordania, inaccettabili in un paese democratico. L’attivista di B’Tselem Jessica Montell ha invece dichiarato: “Creare linee di bus separate per ebrei israeliani e palestinesi è un piano disgustoso, è semplicemente razzismo. Un piano del genere non puòessere giustificato con reclami sulla sicurezza o sul sovraffollamento”.

Il ministro israeliano dei Trasporti Yisrael Katz ha ribattuto che lo scopo del provvedimento è quello di agevolare la circolazione dei lavoratori palestinesi, altrimenti costretti ad utilizzare taxi pirata a tariffe esorbitanti. Ha aggiunto che nulla vieta che i palestinesi di utilizzare le linee di autobus regolari. Tuttavia, numerose ONG hanno citato diversi casi in cui la polizia israeliana avrebbe costretto individui di etnia palestinese a scendere dagli autobus regolari per prendere quelli “riservati”.

La misura, inoltre, è stata attuata subito dopo le proteste di diversi gruppi di coloni israeliani nell’area cisgiordana, che definivano la presenza dei palestinesi come un pericolo per la sicurezza della comunità. Resta perciò il sospetto che con il provvedimento non si voglia rispondere all’esigenza dei lavoratori palestinesi, quanto piuttosto alle richieste xenofobe dei coloni israeliani.

A perdere è, ancora una volta, la pacifica convivenza tra i due popoli in quella lingua di terra.  Trionfano il razzismo, l’apartheid, la diffidenza e l’intolleranza.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Storie di confine”, l’11 marzo 2013

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