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Nuovo governo, fumata nera

8618a565508cc1461b5391ce0a78925365da45c1c788c34a4ef6ad6e[1]Si vince e si perde. Il Pd ha perso. Bersani ha perso. Il centrosinistra è sconfitto. È la prima coalizione, ma è una magra consolazione. Per il nuovo governo non si sa nulla: fumata nera.

Da più parti si dice: “se ci fosse stato Renzi”. Chi Renzi l’ha sostenuto dice: “ve l’avevamo detto”. Altri ridono e sghignazzano.

Si delineano due soluzioni: il ritorno al voto e il governo di larghe intese.

Ritorno al voto. Oggi? Domani? Quando? Ancora con questa legge elettorale? Con quali schieramenti politici? Con quali leader candidati? E se all’indomani del secondo voto fosse tutto da rifare? L’unico risultato certo è che il paese è spaccato in almeno quattro parti: Centrosinistra, Centrodestra, Movimento 5 stelle e Astensionismo (circa al 25%, sarebbe il terzo partito).

Governo di larghe intese. Chi ne deve far parte? Il Pd, certamente. Senza Pd non si può fare una maggioranza. E poi? Uno tra M5s e Pdl. Coi primi si gioca sui programmi, coi secondi sulle poltrone. Più facile coi secondi, dunque. Provocando non il grande inciucio di cui si parlava tempo fa (Monti-Bersani), ma un gigantesco inciucio che potrebbe risultare devastante.

Sono le prime ore dopo il voto e ancora nulla è certo. Il Governo Monti è ancora là a svolgere l’ordinaria amministrazione, chissà fino a quando.

Restano poche certezze e tantissimi dubbi.
Quelli del Pd hanno perso la loro possibilità di andare al governo? Bene, l’hanno persa.
Quelli del Movimento hanno giocato a fare la rivoluzione? Bene, ci hanno giocato.
Quelli del Pdl hanno creduto alle solite balle? Bene, ci hanno creduto.
La via ora è quella di una ingovernabilità. Chi ci guadagna in questo? Nessuno. Assolutamente nessuno.
Ha vinto Grillo? Può darsi. Ha vinto Berlusconi? Ha fatto una mega-rimonta.
Ha perso l’Italia. E non per i risultati deludenti o trionfanti di una o dell’altra forza politica, ma per uno scenario che rende ingovernabile il paese. O, peggio ancora, lo rende governabile soltanto venendo a compromessi.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 26 febbraio 2013

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