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Figlio di un campanilismo deviato

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Fa notizia il 64enne del varesino condannato a pagare una sanzione amministrativa di 400 euro più un risarcimento di 2mila euro alle due vicine per averle chiamate “terrone” durante una lite risalente al 2005.

Il Pm ed il giudice hanno accolto a riguardo una tesi che sosteneva che l’appellativo in questione voleva classificare le due donne come appartenenti ad una razza inferiore.

A poco tempo dal caso Boateng (e in vista delle prossime elezioni politiche), il razzismo fa notizia. Lo si scopre oggi, come un fatto che sembra nuovo e legato semplicemente al degrado dell’attuale società. Talvolta, invece, si cerca di comprendere il signore di Besozzo, immedesimandosi e pensando: “Beh, ha sbagliato l’entrata, ma ‘sti terroni hanno dei modi!”
Il razzismo è figlio di un campanilismo deviato, di una mancanza di cultura che si eleva a valore universale, di una convinzione errata di essere superiori al prossimo.

Si crea stranamente una sorta di competizione tra culture, in cui ognuna cerca di dimostrare di essere semplicemente superiore all’altra, senza capire che può esistere una pacifica e tollerante convivenza.
Ci si dimentica di essere figli della stessa terra, di vivere sotto lo stesso cielo, di bere dalla stessa fonte. Di vivere grazie ai battiti d’un cuore. Si preferisce imbracciare il fucile dell’odio e la spada dell’intolleranza. Chi di spada ferisce di spada perisce.

La vicenda delle “terrone” giustamente risarcite potrebbe avere un fastidioso effetto collaterale, creando una sorta di reazione, di vendetta, di resa di pan per focaccia. Si rischia di finire a proteggere “quelli del Sud” dagli insulti di “quelli del Nord”, chiudendo un occhio se gli insulti si dovessero muovere in senso contrario.

Non è questo il senso della lotta al razzismo. La lotta al razzismo deve evitare al mio vicino di discriminarmi. E a me di discriminare il mio vicino. E il mio lontano. E tutta l’umanità. D’altronde siamo tutti figli dello stesso dio.

g.g.

Pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 21/01/2013

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