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Primarie del centrosinistra, la parola agli elettori

Confronto tra i cinque candidati alle primarie, che il Pd ha tristemente battezzato “fantastici 5” scatenando l’ilarità del web con un’uscita alquanto infelice. Piccolo resoconto e riassunto della situazione.

Pierluigi Bersani – Concreto, ma triste. Evita le battute che gli sono tipiche, ma se ne esce su Facebook con una frase dai toni romagnoli: “Dai che siam forti.” È Bersani, ma talvolta sembra la caricatura della caricatura di Crozza, nella serata su Sky ha tentato di limitare al massimo questa impressione. Vacilla sulle alleanze e sui temi etici, laddove Vendola riesce a essere concreto e trovare un grandissimo seguito. È il più pacato. Ottimo il richiamo alla “lenzuolata”, alle liberalizzazione e alla questione morale. Almeno dimostra di aver fatto qualcosa (di buono) in ogni posto dove è stato. È lui il leader del centrosinistra, capace di tenere insieme le anime più diverse ma forse non di imporre la linea.

Laura Puppato – La Lady delle primarie in stile Hillary Clinton. Tenta di avvicinarsi al metodo americano ma talvolta si impantana laddove Renzi invece sguazza. Sembra un pesce fuor d’acqua e forse lo è davvero. Semplice, concreta, diretta. Non glissa, va dritta al punto senza aggirare le domande. Non ha la retorica (inutile) di Nichi Vendola, non ha il carisma di Matteo Renzi, non ha dietro le spalle la struttura-partito di Bersani. Ma è l’unica capace di dare risposte concrete a domande concrete. Ispira fiducia. Va più volte in difficoltà, ma non è un difetto: se nel mondo della politica c’è ancora qualche personaggio genuino, ecco, è lei.

Matteo Renzi – La Puppato imita la Clinton, lui emula Obama. La maggior parte delle cose che gli si son dette addosso si riassumono così: “lui non è di sinistra”. Che è una questione di semplice nomenclatura e teoria di qualche nostalgico leninista. La rivoluzione arriva dai moderati, si direbbe in questo caso. Ma sembra quasi una reazione. Appare troppo meccanico. I gesti preparati, la poesia imparata a memoria per la rappresentazione scolastica. Se non fosse per la faccia pulita sarebbe da prendere a schiaffi. Si preparava da anni a questo confronto, al quale è arrivato carico e felice come una pasqua.

Bruno Tabacci – A disagio, ma sta nel suo. Dimostra di aver studiato, di non essere stato semplicemente a guardare, di non essere “quello di fuori”. Ama essere moderato, nei suoi occhi si legge che ha fede in quello che dice. Cita De Gasperi e ci va piano su adozioni e matrimoni tra omosessuali. È l’erede pacato della migliore tradizione democristiana. Incapace di mentire, riesce a sviscerare ogni sua minima sfumatura. Sempre che ce ne siano.

Nichi Vendola – Didascalico. Recita la sua parte, come Renzi, cambiando solo i contenuti. Si rivolge al suo pubblico dicendo quello che i fans accaniti vogliono sentirsi dire. Caloroso e appassionato quanto retorico e libresco. Sembra sappia parlare soltanto per demagogie. Si esprime, si indigna, si incazza, si compiace. Tutta minestrina riscaldata per chi tiene ancora appesa al muro la lastra di marmo con la falce e martello scolpita. Minaccia ma non punge.

Alla fine, tutto come da copione. Tabacci e Puppato sono sembrati i più sinceri, con quella genuinità di chi sa di non vincere. La sfida Vendola-Renzi è stata neutralizzata dal filtro Bersani, capace di assorbire gli opposti estremismi. La parola spetta ora agli elettori.

Giuseppe Guarino

Pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 19/11/2012

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