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Mega-tecnologia al posto di (piccole) sognanti pagine di carta

Le mega-file per l’acquisto dell’iPhone 5 viste in tutta Italia nel giorno del mega-lancio del mega-telefono della mega-azienda di Cupertino fanno saltare alla mente alcuni piccoli eventi recenti.

No, in questo articolo non si parla male di quelli che hanno fatto la fila chilometrica o la nottata svegli per acquistare lo smartphone della Apple. Questo per pochi, piccoli, motivi. Innanzitutto ognuno dei propri soldi fa quello che vuole. C’è chi risparmia una vita per comprare una macchina, chi vuole il blue-jeans griffato e chi l’iPhone. Personalmente non lo comprerei perché è fuori dalla mia portata e dai miei gusti, ma uno che può e che vuole perché non dovrebbe farlo? Lasciamo quindi le critiche agli invidiosi e parliamo da persone consapevoli, senza addossare le responsabilità della crisi economica a chi va a comprare un prodotto di tendenza con i propri soldi, senza chiedere nulla a nessuno. Sarebbero criticabili lo sfrenato consumismo e la strategia del marchio, che da sempre contraddistinguono la Apple. Ma non è di questo che si parla in questo articolo.

Quello di cui si parla qui è qualcosa che sta avvenendo a Firenze (e in tutta Italia), dove la Libreria Edison di Piazza della Repubblica sta chiudendo.  Nessuna sorpresa, tantissimi librai rischiano di chiudere in tutta Italia, molti hanno già chiuso. I libri non si vendono e quelli che si vendono sono stati scritti dai soliti mega-autori delle solite mega-case editrici nelle solite mega-librerie. Quello che ci sorprende deriva da alcune indiscrezioni, che vedono in gioco il Comune di Firenze, la Apple (toh, guarda chi c’è!) e la Feltrinelli.

Quest’ultima, casa editrice e proprietaria di numerose librerie in Italia, sembra aver raggiunto un accordo (col beneplacito di Palazzo Vecchio) con la Apple. L’accordo prevederebbe l’istituzione, al posto della Libreria Edison, di un Apple Store, dato che l’immobile appartiene a Feltrinelli.

Quindi, Apple al posto di Edison. Cellulari, PC e tablet al posto di sognanti pagine di carta. Tecnologia al posto di libri. Moda al posto di Cultura.

Nessun rancore per Apple, ma la riflessione qui è d’obbligo. Apple rende possibili file chilometriche per l’acquisto. I libri no, nemmeno i successi editoriali (l’ultimo “caso” è stato “Cinquanta sfumature di grigio”). L’uomo si orienta sempre verso il divertimento, poco verso la cultura. Senza contare che con molti euro in meno la mente uscirebbe rinfrancata. Libri e tecnologia non sono prodotti alternativi, concorrenti. Si potrebbero acquistare insieme, non a caso esistono gli e-book.

No, meglio scaricarsi l’ultimo Angry Birds e farsi un giro su Facebook. Poco si può fare per la chiusura di un’attività economica che non rende, come una libreria. Nulla si può fare per evitare l’apertura di un’altra attività economica molto più lucrosa, come un Apple-store. Resta soltanto tanto amaro in bocca, tanti libri che piangono tra gli scaffali. Il valore della lettura che giace immobile, nascosto dall’ultimo tablet, Galaxy o iPad che sia.

Il consumismo che esaltante trionfa. La cultura che arranca. La sensazione che tutto sia così ingiusto.

Giuseppe Guarino

Pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 1/10/2012

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