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L’Europa che non sa dare risposte

Globale o locale? Dilemma infinito. L’antidemocrazia incorreggibile delle istituzioni sovranazionali, unita alle diseguaglianze portate dall’economia globale, ha causato la rinascita dei localismi e delle spinte autonomistiche.

Nessun problema quando si tratta di riscoprire culturalmente un popolo, una terra o una sua storia, ma quando il rischio di un localismo approssimato è quello di esaltare tradizioni (più o meno veritiere) a discapito di ideali universali quali la tolleranza e il rispetto.

L’acclarata mancanza di forza dei governi nazionali rispetto alle spinte economiche mondiali non fa che delegittimare i governi democraticamente eletti. Pertanto, le elezioni rischiano di diventare, da momento più alto della democrazia, delle formalità ingombranti per eleggere personalità di cui non si sarà mai soddisfatti.

Le promesse non mantenute da istituzioni quali l’Unione Europea, insieme con numerosi effetti di globalizzazione, causano quelle che Anthony Giddens chiamava “spinte verso il basso”. Tramite la riscoperta di identità locali, i popoli si accorgono che gli stati-nazione sono oramai inutili vie di mezzo: troppo piccoli per risolvere problemi grandi e troppo grossi per risolvere problemi piccoli.

Ciò spinge a creare nuove coesioni a livello locale, spesso unite dalla omogeneità etnica. Con etnia, lo ricordiamo, non si intendono soltano i caratteri fisici e razziali di un popolo, ma anche quelli relativi ad usi, costumi ed altri aspetti culturali.

Quella che sembra essere una affascinante prospettiva nasconde però delle insidie che potrebbero finire col creare un sistema all’infinito. Basta pensare alla Ex-Jugoslavia, scissa in cinque stati e ristretta alla sola Serbia-Montenegro. Oggi Serbia e Montenegro sono stati separati e il Kosovo si è autoproclamato indipendente. Chissà che un giorno il risveglio di altre identità non porti ad ulteriori scissioni. Inoltre, separare completamente territori seguendo il criterio dell’affinità etnica è un’operazione difficile, se non impossibile.

E qui veniamo al secondo problema delle rinascite dei localismi. Ralph Dahrendorf diceva, già dieci anni fa, che il nascente “regionalismo”, così lo chiamava, insidiava i valori dell’ordine liberale. Temendo l’eccesso fanatismo delle folle innamorate del proprio localismo, Dahrendorf descriveva le insidie delle comunità sempre più piccole cementate da una omogeneità etnica. Tale tipo di comunità tende intrinsecamente all’intolleranza verso l’interno e all’aggressività verso l’esterno. Vere mine al liberalismo e alla democrazia.

L’Europa non ha saputo dare risposte giuste, fallendo nella Costituzione Europea, risoltasi in un imbarazzante Trattato Di Lisbona, e senza mai diventare veramente coesa. E se le speranze di vedere un’istituzione democratica europea sembrano tramontate, ricordiamo come un monito una frase di Umberto Eco: “Per secoli francesi, italiani, tedeschi, spagnoli e inglesi si sono sparati a vista. Siamo in pace da meno di 70 anni e nessuno si ricorda più di questo capolavoro.”

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 17/09/2012

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