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Alleanze, programmi e la sinistra dell’avvenire

Bersani, Renzi e Vendola, ad oggi sembra questo lo schema dei candidati alle primarie del centro-sinistra. È anche sfumata la notizia della candidatura del giovane napoletano Peppe Maiello, che si è rivelata una bufala. Fermo restando che non sono ancora chiari gli eventuali membri di questa coalizione. PD e SEL senza dubbio. E Di Pietro? Continuerà la sua virata controcorrente o tenterà di ricomporre con tanto nastro adesivo la vecchia foto di Vasto? Chi altro ci sarà? Un piccolo sorriso può accennarsi alle nostre labbra ripensando alle liste chilometriche di “alleati” che in passato si raggruppavano intorno alle diverse coalizioni di centro-sinistra.

Una eventuale vittoria di Renzi, dice Pierferdinando Casini, sarebbe causa di una spaccatura nel Partito Democratico. La Bindi ribatte che il PD presenterà un solo candidato, ossia Bersani. Vendola è ormai sempre più lanciato in ottica nazionale. Senza contare che sia il leader di SEL che il giovane rottamatore ricoprono già incarichi di netta importanza, seppure solo a livello locale. La città di Firenze e la Regione Puglia non rischiano notevoli svantaggi nell’avere un sindaco e un presidente di Regione a mezzo servizio, impegnati nel conquistare la leadership nazionale? A questo interrogativo i fatti risponderanno nemmeno troppo prossimamente.

I problemi sembrano però porsi copiosi. Ancora non si conosce il sistema elettorale con il quale si andrà a votare, a nessuno è nota la data esatta delle prossime politiche e, infine, c’è il nodo UDC. Se i vendoliani sembrano rifiutare categoricamente l’alleanza con Casini, non così nettamente schierato appare Bersani. Nulla sembra quindi totalmente deciso e la creazione di una nuova “cosa rossa” non è poi così certa. Altrettanto ballerina sembra apparire, al centro, l’alleanza del “Polo per l’Italia”, specie per i contrasti tra l’UdC e i laici finiani. Tutto sembra dipendere dal futuro del sistema elettorale, abile strumento capace di ridisegnare la geografia dei partiti politici.

Ultimo alleato del PD sembra anche il piccolo PSI, almeno stando alle dichiarazioni di Bobo Craxi a Reggio Emilia. È proprio il leader socialista a porre la questione più importante: “né Di Pietro, né Casini possono esser ragione di divisione. Solo il progetto e i contenuti fondano le ragioni della sinistra dell’avvenire”. Come non essere d’accordo?

Un programma, un progetto, una pianificazione, sono ben più importanti di una semplice alleanza e della scelta di un leader. Innanzitutto perché debbono essere necessariamente precedenti sia ad eventuali accordi che ad ogni candidatura. Soltanto sulla base di intenzioni condivise è possibile costruire qualcosa di veramente importante. Il resto è secondario.

Giuseppe Guarino

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