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Addio a Ernest Borgnine, da Cerreto Sannita

Capita sempre più spesso di leggere elogianti e speculanti necrologi per artisti scomparsi e che, dopo la propria morte, diventano subito amati da un pubblico che a stento ne conosceva l’esistenza. Sono generalmente ostile a questo genere di articoli e mi è capitato soltanto un’altra volta di scriverne uno, per Ronnie James Dio. Oggi lo rifaccio, a distanza di poco più di due anni, per un altro grandissimo artista. Questa volta del mondo del cinema: Ernest Borgnine.

95 anni e figlio di un piemontese, col cognome americanizzato in “Borgnine” al posto del “Borgnino” di Ottiglio, e di una carpigiana.

Meraviglioso interprete di film che hanno fatto la storia del cinema mondiale: “Quella sporca dozzina” e “Il mucchio selvaggio”. Premio Oscar nel ’56 come migliore attore protagonista per “Marty, una vita da timido”. Ce lo ricordiamo anche in ruoli decisamente più comici, come quello del Sergente William Dunlop, spalla di Terence Hill in “Poliziotto superpiù”. Innamorato dell’anche-sua-Italia, questo attore dagli occhi sporgenti e dalla risata contagiosa aveva preso parte a numerosi film realizzati qui da noi, ultimo dei quali “La cura del Gorilla” al fianco di Claudio Bisio.

Struggente nella parte del centurione romano nel kolossal di Zeffirelli “Gesù di Nazareth”, il mio affetto per lui è dovuto soprattutto ad un altro film, meno noto, e del ’61: “I briganti italiani” di Mario Camerini, che toccava i temi del brigantaggio e della questione meridionale in tempi non sospetti. Nella pellicola di Camerini, dove recitò anche Vittorio Gassman, Borgnine interpretò Sante Carbone, brigante traditore della causa meridionale e assoldato dai piemontesi. Questo film, girato in gran parte nella mia Cerreto Sannita, vede Borgnine interprete di un ambizioso ma semplicissimo brigante che riesce a rendere simpatico il personaggio dal primo all’ultimo secondo, quando qualche lacrima scende. Così com’è scesa alla notizia della morte. Pertanto, da Cerreto Sannita, dove ha interpretato uno dei suoi numerosi film, si aggiunge timida un’altra voce d’addio, a ringraziare Ernest Borgnine per averla fatta ridere, piangere, sognare.

Giuseppe Guarino

Pubblicato su Sannio Week, Rubrica “Legno sopra un’onda”, il 9 luglio 2012

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