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Benedetto XVI aperto al dialogo religioso e nemico dell’universalismo

L’attuale Pontefice, Benedetto XVI, è stato spesso avversato come un chiuso conservatore. In realtà, si tratta di uno dei papi più trasparenti della storia del soglio di Pietro. Colto filosofo, attento teologo e spinoso studioso, Joseph Ratzinger ha sempre messo nero su bianco le sue argute riflessioni, con splendide divagazioni (condivisibili o meno) su ogni aspetto della vita morale, civile e religiosa.

Uno degli aspetti più affascinanti del suo pensiero riguarda il confronto tra le diverse culture religiose. Non a caso parliamo di “culture”, poiché Ratzinger sposta il confronto dalle questioni puramente teologiche a quelle di tipo culturale. La parola “religione” viene sostituita dalla parola “civiltà”. Si apre così ad un dialogo che non mette in crisi le questioni dogmatiche, ma trova il centro d’interesse nelle diverse radici storiche e culturali. Ratzinger tenta di superare così l’impostazione universalista che, erroneamente, molti attribuivano al pontificato di Giovanni Paolo II (lo stesso smentì tali questioni, che vedevano ogni fede posta sullo stesso piano delle altre, nella Dominus Iesus del 2000).

Benedetto XVI è quindi un difensore della “verità cattolica”, nemico quindi dell’universalismo, ma aperto al dialogo tra le civiltà. Il dialogo tra le civiltà, ce lo ricorda Lucetta Scaraffia in un recente saggio (Joseph Ratzinger, un teologo che parla a tutti in Joseph Ratzinger – Teologo e pontefice, Il Sole 24 Ore, Milano, 2012) , permette di rivolgersi con più attenzione a temi scottanti quali i diritti e le dignità dell’uomo, la condizione femminile, la libertà religiosa.

Temi quali il rispetto reciproco, la pace e la solidarietà, comuni a tutte le religioni, convincono invece Benedetto XVI. La convivenza delle diverse fedi sotto tali bandiere diventa un valore indispensabile e imprescindibile, che si discosta dall’universalismo.  Questo fa sembrare tutte le religioni “egualmente vere”, strade diverse che conducono alla medesima meta. Così non può essere, altrimenti non avrebbe senso la stessa esistenza di fedi diverse.

Questo quadro, emergente da un’impostazione cattolica (quella dell’attuale papa), spesso rischia di distruggersi, schiantandosi contro il muro del relativismo, che se da un lato aiuta il confronto ed il rispetto, dall’altro rischia di annullare del tutto il valore della differenza.
Una nostra soluzione può essere individuata nell’azione delle forze politiche, le uniche capaci di giungere ad un compromesso: la laicità, il garantire ad ogni fede il proprio esercizio, discostandosi dalle questioni religiose ma assicurando la libertà di culto. In sintesi, in una democrazia, lo Stato deve porsi necessariamente in posizione universalista, ma la stessa cosa non vale per il credente o la comunità dei fedeli. Questi dispongono della libertà, quindi, di scegliersi la propria verità, non da un elenco di verità, ma tra una lista di impostazioni, tra le quali la sola coscienza morale individuale può essere capace di riconoscere quella autentica.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 2/7/2012

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