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Cosa sarà la “nuova cosa” del centrodestra?

La scelta di Pierferdinando Casini, quella di abbandonare lo storico simbolo dello scudo crociato e la dicitura “Democratici Cristiani e di Centro”, ha chiara importanza: rappresenta una rottura netta con il passato, tante volte cercato e risognato. Oramai è certo: non moriremo democristiani.

A Destra si aprono nuovi scenari. O, meglio, nel centrodestra moderato. Abbiamo assistito alla creazione del Polo Nazione, da alcuni soprannominato il “partito montiano”, che ha l’obiettivo di porsi come alternativa celebre a PD&Compagni, PdL&Soci.

Oggi, con la Lega travolta dalla situazione corruzione e il PdL in crisi identitaria, il nuovo emblematico gesto di Casini non può che provocare la nascita di un nuovo soggetto di centro destra. È la scossa di terremoto capace di causare la nuova disposizione delle masse terrestri emerse.

Da Futuro e Libertà lo sanno. Loro sono quelli che venivano da Alleanza Nazionale e poi confluiti nel Popolo delle Libertà. E dal PdL usciti non perché non ci credessero, ma per le derive personalistiche del partito berlusconiano che veniva ad essere una Forza Italia allargata, stretta alle caviglie del suo leader. Quindi, FLI non si ripropone come una nuova AN ma come un piccolo PdL che, lontano dalla Lega e con Casini, può rilanciare il progetto della Casa dei moderati.

A sinistra dell’UDC c’è l’API di Rutelli e Boselli, che ha fatto più o meno quello che ha fatto Fini, solo che dall’altra parte. Il PD aveva però ben altre derive, e spesso diventa difficile restarci sia per chi è troppo moderato che per chi è troppo a sinistra (vedi la storia di Mussi).

Dunque, tutti i moderati corrono al Terzo Polo, verso il progetto nato come federazione ma che federazione non può rimanere. Si può immaginare un nuovo partito di ispirazione repubblicana, liberale, nazionale che raccolga i moderati e possibilmente quel che sarà possibile recuperare (o che resta) del PdL. Un partito a formare una nuova destra, europea e non estremista urlante xenofoba, che tenga le debite distanze dalla Lega ma anche dalla Sinistra.

È allora questo il destino del centrodestra italiano? Un nuovo grande partito che emargini i precedenti? Le ultime esperienze di questo tipo se non si sono rilevate disastrose ci sono andate vicine, cosa è che stavolta dovrebbe essere diverso?

Lo spirito, senz’altro. La consapevolezza di essere quella “destra per bene, ma sempre destra” che Nichi Vendola riconosceva alla formazione del Governo in carica. La voglia di mettere insieme un partito che rappresenti, parole di Casini, “il meglio della società”.

A sinistra si resta a guardare, aspettando l’emersione di un Grillo che oramai impavido e saccente (e arrogante) mira a conquistar poltrone. Mentre Casini prepara le esequie al PdL allestendone il successore. Ma forse proprio da lì possono venire ulteriori sorprese, col vecchio volpone Berlusconi pronto all’ennesimo cambio di nome e di stile.

Nel centro-sinistra nel frattempo si festeggiano vittorie non ancora avvenute. Tra l’altro oltralpe.

Giuseppe Guarino

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