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Oscar Luigi Scalfaro: il primo antiberlusconiano

Quando nel 1994 da più parti si gridava alla tanto attesa rivoluzione liberale portata da Silvio Berlusconi e dall’astro nascente di Forza Italia, erano ancora lontane le serate di Arcore e le uscite indecorose del Cavaliere. Erano ancora inaspettati gli orizzonti che vent’anni di politica berlusconiana avrebbero raggiunto, nel bene e nel male.

Lui forse aveva capito tutto. L’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, si era indubbiamente accorto delle anomalie di cui si faceva carico il primo governo Berlusconi. Non ebbe peli sulla lingua nel considerare inopportuna la figura di Cesare Previti quale ministro della Giustizia.

Ebbene, di Scalfaro si può senz’altro dire che non era un Presidente di Sinistra ma, come ricordano soprattutto dal Terzo Polo, fu il primo antiberlusconiano. Anche quando quelli che ora sono in FLI e UDC osannavano e adulavano il ducetto di Arcore. Un uomo tutto d’un pezzo, un democristiano vero, fermo cattolico e agguerrito difensore della Costituzione.

Un politico che sapeva far politica, al di là di idee, ideali e ideologie e oltre ogni visione di politica lustrinata tanto cara agli uomini d’oggi. Uomo di gavetta, Oscar Luigi Scalfaro è stato vivo protagonista di tutta la storia repubblicana, nella quale lascia un vuoto incolmabile, soprattutto perché non era un politico d’oggi, ma uno di ieri: con altre storie ed altri valori.

Forse è stato uno dei presidenti meno benvoluti, lontano dall’innata simpatia di Pertini o dall’aria bonaria di Ciampi. Senz’altro è stato colui che ha seppellito la prima repubblica. Ha ridefinito il ruolo sovrano del Parlamento con il famoso “ribaltone” seguito al Governo Berlusconi, ha visto nascere il bipolarismo, ha saputo fermare più d’una volta gli attacchi alla democrazia e alla Costituzione.

È senz’altro stato il primo antiberlusconiano, se non altro per la pesante ostilità di cui godeva presso gli ambienti di centrodestra. Eroe della democrazia italiana, ha saputo sempre proteggere la Repubblica che aveva contribuito a creare. E solo per questo dovremmo solo inchinarci e salutarlo, ringraziandolo un’ultima volta.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 6/2/2012

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10 commenti su “Oscar Luigi Scalfaro: il primo antiberlusconiano

  1. Bah. A tanti è sembrato che volesse indirizzare ostinatamente quel particolare momento storico verso le sue convinzioni personali e politiche. Derogando costantemente dal suo ruolo super partes. Altri presidenti hanno operato scelte politiche importanti ( Napolitano- Monti) ma con ben altro stile e, soprattutto, con l’obiettivo dell’interesse comune piuttosto che favorire le proprie idee politiche o, magari, le antipatie personali.
    Grande rispetto per l’uomo di stato e per la sua scomparsa ma sue idee erano e saranno criticabili.

    • Ti rispondo ora! La sua decisione alla fine del Governo Berlusconi I fu comunque un’affermazione della sovranità parlamentare. Promise a Berlusconi un governo tecnico e a termine e così fu con il Governo Dini. Si spostò l’asse parlamentare dal centro destra al centro sinistra? A mettere la parola fine al governo Berlusconi fu Bossi con il suo “ritiro delle truppe”. Fu scelto Dini su indicazione di Berlusconi stesso al Presidente.
      Per il resto, ha sempre mantenuto un certo rigore. Sua è la proposta della “par condicio”, sua anche la difesa del testo costituzionale all’ultimo sangue.
      Non è stato un presidente “puro” come Ciampi o talvolta lo stesso Napolitano e questo non è un mistero. Nell’articolo infatti parlo di “antiberlusconismo” e non di “superpartes”. Infine, ho giudicato Scalfaro politico con una visione morale-politica, non come Presidente della Repubblica. In quest’ultimo giudizio possono emergere tranquillamente alcuni dei particolari che hai indicato. Il mio è un saluto ad un padre della Costituzione, nonché al presidente di quando ero bambino, che assomigliava impressionantemente al mio bisnonno e questo già me lo rendeva simpatico.

  2. Non mi risulta, onestamente, questo grande contributo alla Costituzione da poterlo definire padre, forse un parente. Più incisivi i contributi di Terracini, Fanfani, Pajetta ecc. Per cui se O.L. Scalfaro non viene giudicato, politicamente, per il suo settennato non capisco per cos’altro lo possa essere. Anzi venne scelto da Pannella proprio perchè era uno con un bel curriculum ma, in fondo, abbastanza insignificante tanto da poter mettere d’accordo varie anime del parlamento dell’epoca.E proprio come presidente non fu super partes, tradendo, sostanzialmente, lo spirito di quella Costituzione che tanto diceva di amare. Per cui, tenendo presente anche la tua nostalgia per l’infanzia ed il tuo sentimentalismo, la tua analisi non mi sembra molto serena.

    • In costituente c’era, e questo già basta a dargli il titolo di “padre”. Sono perfettamente d’accordo sulla maggiore incisività di Pajetta, Fanfani, Terracini, Saragat. Sua però (e di altri) è stata la battaglia per escludere la pena di morte dalla costituzione repubblicana.
      Insignificante non proprio, era stato in parlamento sin dal ’46 e diverse volte al governo. I presidenti della Repubblica vanno scelti sempre in virtù di “mediazione”, tranne quando non ci sia una maggioranza netta per eleggere dopo il terzo scrutinio (Napolitano) o un ampio consenso per eleggerlo precedentemente (Ciampi).
      L’analisi, te l’ho detto prima, è di parte. Non ho giudicato il presidente ma l’uomo con le sue idee. Un’analisi superpartes è un’altra cosa, ma qui si tratta di confondere l’essere e il dover essere, e io non intendo farlo. Pertanto, lo leggevo tempo fa in un saggio sulla costituzione, chi scrive qualcosa deve tentare di essere oggettivo tranne nel caso in cui non ammetta di essere di parte. Ed io, già parlando di “antiberlusconismo”, questa ammissione l’ho fatta.
      Se vogliamo poi discutere quanto sia stato superpartes nell’essere presidente possiamo anche essere d’accordo, ma quella è un’analisi politologica. Quella che ho tentato di fare io è semplice condivisione d’idee.

      • Il tuo ragionamento ha dei pericoli insiti: non ha fatto il suo dovere, non ha rispettato il suo ruolo ma lo celebro perchè la pensava come me. E arrivi a giustificare la sua partigianeria, pur ricoprendo un ruolo che gli avrebbe imposto di spogliarsene, solo perchè, implicitamente e mai chiaramente, aveva dichiarato di essere di parte! Valutando le persone perchè i loro comportamenti ci piacciono e non perchè sono giusti e, nel caso ,corrispondenti all’alto ruolo istituzionale, si corre il rischio non di essere di parte, che è naturale, ma di avere una morale diversa ogni volta che cambiamo idea o, peggio, che cambia il nostro stato d’animo.

  3. Non hai compreso appieno il mio precedente commento, credo. La prima frase detta da Fausto Bertinotti quale Presidente della Camera fu “sono un uomo di parte”. Questo non per giustificare l’essere di parte, ma perché credo che l’essere di parte sia insito all’uomo.
    In quanto a Scalfaro io ho parlato del suo non essere “superpartes” e non del suo non aver svolto correttamente il ruolo di presidente. Il ruolo di Presidente della Repubblica è quello di garante della Costituzione e Scalfaro lo ha fatto, pur essendo di parte. Si può azzardare a dire che è stato di parte per garantire la Costituzione e, come ribadisco nel post, la sovranità parlamentare nel rapporto con il Governo.

    Inoltre, l’art. 90 cost. recita: Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.
    In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

    Questo non è successo. Mi dirai che i parlamenti negli anni della sua presidenza erano della “sua” parte. Giusto senz’altro, ma un attentato alla Costituzione non c’è mai stato, anzi senz’altro lo considererei uno dei “conservatori” (in più sensi!) della carta fondamentale.

  4. Sei disposto a tirare in ballo cose impertinenti pur di sostenere le tue tesi. Che ci azzeccano l’alto tradimento e l’attentato alla costituzione.?( A proposito grazie per avermi ricordato, da brillante studente di materie giuridiche, l’art. 90 della carta).
    Io ho semplicemente detto che un presidente della repubblica che sia anti-qualcosa o qualcuno è una contraddizione in termini. Se qualcuno parlasse, ad esempio, di magistratura anti-Bersani o di parlamento anti- Di Pietro o di Napolitano anti-Vendola tutti griderebbero, legittimamente, allo scandalo. Mentre Scalfaro, per il sol fatto di essere stato antiberlusconiano, diventa un “eroe” tanto da farne un titolo d’onore ed il titolo del tuo articolo. Ma questo è un tuo affare.

    • Alto Tradimento e Attentato alla Costituzione sono i due casi in cui un Presidente della Repubblica è tenuto a dar conto.
      Che fosse antiberlusconiano lo dico in merito al fatto che è stato (aridaje!) un feroce difensore della Carta, di cui Berlusconi è l’antitesi. Mi ritrovo a riflettere su una incongruenza che scorgo ora, ma che devo approfondire e poi ne parleremo.
      In ogni caso, ritornando a noi, la magistratura anti-Bersani o il parlamento anti-Di Pietro ci starebbero bene qualora Bersani fosse indagato e Di Pietro meritasse un’espulsione parlamentare. È stato un presidente antiberlusconiano, ma Berlusconi ha ricevuto da lui il primo incarico di formare un governo, revocatogli dal fedelissimo Bossi. Per il resto non ha che dato al parlamento la possibilità di porre la fiducia ad un nuovo governo, Dini (ribadisco, indicato da Berlusconi come “uomo di fiducia”), dopo la caduta del vecchio. Prima ancora aveva dato un’indicazione sulla mancanza d’opportunità di avere un Ministro della Giustizia indagato quale Previti. Previti fu poi condannato, e da Ministro della Giustizia sarebbe potuta finirgli diversamente.
      Tutto, mi sembra, nel rispetto del ruolo istituzionale. Antiberlusconiano senz’altro, ma l’abuso di questo antiberlusconismo io non sono riuscito a coglierlo.
      Laddove si parlasse di abuso della magistratura nei confronti del Vendola di turno allora mi incazzerei, ma laddove la magistratura che agisce contro Vendola per motivi giustificati venisse appellata come “antivendoliana”, per me non ci sarebbe problemi, anzi, se Vendola sbaglia la magistratura deve essere antivendoliana.
      Una cosa è l’essere “antiberlusconiani” (o “antivendoliani”) a prescindere e per pura contrarietà, altra è esserlo poiché serve a far bene quello che si sta facendo.

  5. i solit’ cumunista!

  6. cfr. Guarino V.

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