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Zone di luce e posti all’ombra

Il cucciolo si muove rapidamente, saltellando con gioia tra le leonesse adulte dormienti. Sveglia suo padre tirandolo per un orecchio e mettendo il broncio: “me l’hai promesso”. Il grosso leone sbadiglia riluttante, ma poi si alza, pronto a compiere il suo dovere di padre. Al suo fianco, chiara e quasi candida, la sua sinuosa compagna. Guardano con affetto il cucciolo, l’erede, e lo accompagnano alla Rupe dei Re.

Padre e figlio si affacciano al bordo della grande pietra sporgente, osservano l’orizzonte, il sole della savana africana che sta finalmente sorgendo.

“Guarda Simba. Tutto ciò che è illuminato dal sole è il nostro regno.”
Uaho!”
“Il periodo di reggenza di un Re, sorge e tramonta come il sole. Un giorno, Simba, il sole tramonterà su tuo padre e sorgerà con te, come nuovo Re!”

Il cucciolo drizza le orecchie, affascinato e stupito. Un pizzico di quasi innocente cupidigia gli si intravede negli occhioni ingenui e riesce a pronunziare una domanda:

“E questo sarà tutto mio?”
“Tutto quanto!”
“Tutto ciò che è illuminato dal sole!” Si ripete senza ulteriori indugi. Ma un dubbio, dopo un pò, lo assale: “E i posti all’ombra allora?”

Il grande leone, Mufasa, interviene severo, ammonendolo: “Quelli sono oltre i nostri confini, non ci devi mai andare!”
“Credevo che un re potesse fare ciò che vuole!”

Il trentaduesimo classico Disney “The Lion King – Il re leone” del 1994, attualmente tornato in voga, offre una splendida occasione per poter riflettere su “ciò che è illuminato dal sole” e sui diversi “posti all’ombra”, nonché sui ruoli dei diversi “re” del nostro mondo.

A differenza del mondo immaginario del cartoon Disney, nel nostro mondo un “re”, inteso come amministratore, politico o dir si voglia, deve occuparsi parimenti delle zone al sole e di quelle all’ombra del suo “regno”. Non può lasciare una parte senza amministrazione, senza tutela, abbandonata a sé stessa. Perché tutti siamo uguali, perché tutti abbiamo bisogno di essere trattati con il medesimo rispetto. Nella vita reale possono esistere zone d’ombre e zone di luce, ma sia le une che le altre debbono convivere, debbono tentare di passare tutte sotto il sole, di essere messe in condizione di poter vedere tutte la luce. E possono riuscirci soltanto grazie ad una guida retta.

Rispondendo all’ultima battuta di Simba, lasciata su volutamente senza risposta, Mufasa dice: “Essere re vuol dire molto di più che fare quello che vuoi. Tutto ciò che vedi coesiste grazie ad un delicato equilibrio. Come re, devi capire questo equilibrio e rispettare tutte le creature, dalla piccola formica alla saltellante antilope.”

Insomma, possiamo prenderlo come un piccolo monito per i nostri amministratori, che hanno il dovere morale di creare e mantenere l’equilibrio, di assicurare a chiunque pari diritti e pari doveri.

Infine, resta da chiarire il carattere ereditario della cosa pubblica. Qui Mufasa dice che il regno un giorno, al suo tramonto, passerà al figlio. Stavolta il monito è a tutti noi, a noi che dobbiamo aver rispetto per “ciò che è di tutti” poiché un giorno apparterrà a qualcun altro. Un vecchio proverbio indiano recitava che “non abbiamo ereditato la Terra dai nostri padri, ma l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli”. Quanto basta per rabbrividire e regolarsi di conseguenza.

Termina qui questo breve excursus su Il re leone e alcuni suoi spunti. Ho voluto tentare di estrarre da una fiaba moderna qualche concisa riflessione, un pò come si faceva con la celebre “morale” delle favole esopiche. Semplicemente per ribadire due piccoli e legati concetti: coloro che ci governano debbono guardare a noi come cittadini, tutti uguali, senza preferenze e pregiudizi ma, dall’altro lato, noi, i cittadini, dobbiamo aver cura per ciò che non è nostro ma appartiene a tutti.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 30/01/2012

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