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Quando il cinema italiano non eran solo i cinepanettoni

Ogni anno, nel periodo di maggior incassi per le sale di proiezione italiane, dicembre, ci troviamo al consueto appuntamento (del quale molti, me compreso, farebbero volentieri a meno) col cinepanettone di turno. Vacanze a Cortina e caciare spensierate fanno riempire i multisala facendo raggiungere, finalmente, incassi record anche per il cinema italiano.

Non stiamo qui a fare la solita predica sui cinepanettoni, per quanto talvolta possano apparire deplorevoli. Qualche anno fa, però, un articolo di Repubblica ci ricordò di quanto la ridanciana e bonaria volgarità dei filmetti natalizi di De Laurentiis sia vicina ad alcuni filmacci di Totò. È proprio qui che vogliamo soffermarci, sulla somiglianza imbarazzante tra i film del Principe della risata e quelli buttati giù da De Sica e compagni.

Poco importa se parliamo di “Toto sexy” del 1963 o di “Tototarzan” del 1951, ci sono film di Totò che sono inguardabili nonostante l’imponente istrionismo del grande comico napoletano. Non è il solo, comici magari di minor levatura ma di grandi doti si sono nel tempo trovati ad interpretare film vacui, dalla sceneggiatura scarna se non quasi inesistente. Un esempio su tutti lo si può fare con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia ed alcuni loro orripilanti film (ricordo un “I due figli dei Trinità”, del 1972, che non si può assolutamente guardare).

Tempo fa ebbi l’occasione di partecipare ad una conversazione con il maestro Ugo Gregoretti che, interrogato sull’argomento, non poté che confermare i miei sospetti: “i film di Totò non erano di qualità, ma incentrati sulla grande personalità del comico”. Film senza né capo né coda, dunque, ma basati sulle capacità straordinarie di un attore d’altri tempi.

Nessuna differenza coi film d’oggi? Oggi non si fa lo stesso? Sì, si mettono insieme i più noti comici del momento e si produce una pellicola natalizia. Quello che manca è il mastice che fa da collante, il Totò della situazione. Per meglio capirci, il tocco di qualità, che manca puntualmente.

Forse i filmetti natalizi di De Sica e De Laurentiis si avvicinano -da lontano, eh!- al peggio della produzione di Antonio De Curtis. Ma si parla di paragonare peti e pernacchie a chi è oramai indimenticabile.

E se qualcuno va in giro a raccontare che di Totò non ricorda una interpretazione davvero di qualità, non resta che fargli vedere, ad esempio, “Che cosa sono le nuvole”, dove gli si affiancano  (manco a dirlo!) Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Laura Betti, Ninetto Davoli e la voce struggente di un commovente Domenico Modugno in veste di netturbino. Ah, dimenticavo, e con la regia di Pier Paolo Pasolini. Il produttore poi, anche lì, era un De Laurentiis, ma quello vero, Dino.

Giuseppe Guarino

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