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Informazione libera e liberale e non di “Libero”

Ci sono due giornali, entrambi si dicono di centro-destra. Entrambi di parte, dunque, ma con vistose e palesi differenze. Uno si richiama alla causa finiana, l’altro è, più o meno dichiaratamente, pidiellino. Direte voi che sono due giornali legati a partiti diversi e che quindi sono portatori di interessi diversi. Rispondiamo che, sì, “Libero” e “Il Futurista” sono legati rispettivamente al PdL e a Fli, ma anche che la differenza più vistosa non sta negli ideali o nel modus operandi. La vera divergenza tra le due testate sta nel finanziamento pubblico.

Non a caso abbiamo scelto due giornali di centro-destra, quindi liberali per definizione, almeno in linea di principio. Libero è però supportato da fondi pubblici, Il Futurista è finanziato esclusivamente dai lettori.

Cosa cambia? Il finanziamento pubblico all’informazione è una bestia dalla doppia testa, che da un lato porge sorridente la zampa all’editoria in difficoltà e dall’altra morde e cerca la conformità ai propri schemi. Si potrà obiettare di quanto i quotidiani che ricevono il finanziamento pubblico possano essere differenti, improntati su posizioni talvolta opposte e discordanti. Senz’altro,  almeno finché qualcuno non ordina loro di montare la guardia, rimettersi in ordine, rientrare nelle righe.

Non c’è sistema politico, per quanto democratico e liberale si dichiari, che non influenzi l’informazione. La soluzione è quella, anche più idonea nei sistemi di libero mercato, di slegare la macchina statale da quella giornalistica. La voce libera del giornalismo non può, né deve, conoscere condizionamenti di sorta, che vengano da politici o finanziatori. La coscienza del giornalista, insieme al suo buonsenso, deve essere la guida della sua penna, l’anima della sua voce.

Ecco perché qui si legge “Il Futurista” e si snobba “Libero”.  Perché, come solo poche altre novità dell’universo editoriale e giornalistico, Il Futurista diretto da Filippo Rossi si pone al di fuori della casta creata dalle testate che amano rifugiarsi (ma in silenzio, per carità!) sotto la gonnella dello Stato.  Perché Il Futurista fa informazione libera, ma Il Futurista non è “Libero”.  Il Futurista ha una sua voce che talvolta urla, altre arranca, ma è felice di farcela con le proprie forze poiché al Futurista sanno che nessuno gli dirà mai “questo non si dice, questo non si fa”.

Il quotidiano di Feltri e Belpietro si è più volte proposto come casa dei liberali ma, mentre Il Futurista si vanta di non essere “Libero”, questi non potrà mai dire, ossimoro del nome a parte, di essere libero quanto Il Futurista.

Giuseppe Guarino

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