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La storia non deve avere colore, ma colori

E’ vero che la storia la fanno i vinti ma la scrivono i vincitori, come ricorda Max Manfredi nella sua “L’ora del dilettante”, ma è anche vero che spesso viene esaminata attraverso filtri che ne rendono non univoca l’interpretazione.

Uno di questi filtri, soprattutto in anni passati, sembrava essere quello dell’ideologia. Un’ideologia filtrava i fatti storici avvenuti revisionando passo passo tutto ciò che era accaduto e, alla luce d’una lampada che pretendeva di trovarsi nel giusto, tagliava dove c’era un’incongruenza o una scomoda verità. E bollava: bene era quello che realizzava l’ideologia positivamente, male era tutto ciò che la combatteva o che consisteva in un suo lato oscuro. Appunto: “la storia la fanno i vinti ma la (ri)scrivono i vincitori”.

Esiste poi un’altra forma d’errore, ben più grave e fuorviante della prima poiché spesso posta in buona fede. E’ un errore che tende alla riabilitazione di personaggi ed eventi ritenuti riprovevoli dall’opinione comune. Tramite processi informativi, gradualmente si tenta di sovvertire questa opinione, revisionando storicamente i fatti, oppure rivalutandoli.

Il problema più grande non è tanto la rivalutazione in sé, ma i modi in cui essa avviene. Esempio: negli ultimi tempi si tende ad esaltare molto la natura sociale e nazionale del fascismo, portando avanti dati quali il generale consenso, la bonifica dell’Agro Pontino, ecc.; Ci si dimentica però di fatti altrettanto importanti quanto tragici: colonialismo, delitto Matteotti e repressione delle opposizioni  e della libertà di stampa, leggi razziali. Si esalta la natura di condottiero di Benito Mussolini dimenticandosi però del suo volto da dittatore.

Non bisogna però nemmeno cadere nell’errore opposto, nella demonizzazione, appunto quella illustrata nelle battute iniziali di questo articolo. Ogni errore porterebbe così ad un loop infinito.

La soluzione per uscire da questo loop è il tentare di analizzare i fatti alla luce dei documenti e dei loro effettivi svolgimenti e, magari, dare un giudizio di valore ma rendendo noto che lo sia. Il tutto sta nel rendere trasparente non solo la propria opinione ma anche il modo in cui essa è stata formulata, in modo che sia opinione e non stravolgimento di fatti. Per rendere la Storia “a colori” e non “di colore”.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 19/12/2011

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