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Il rumore di Facebook

La comunicazione non è mai pura. La trasmissione di un messaggio non è mai completa. Difficilmente si riesce a trasmettere esattamente ciò che si ha in mente, quel che si pensa, con la lucidità e la chiarezza che esistono solo nel pensiero di chi il messaggio lo ha concepito.

Già questo è un punto a svantaggio della purezza nella comunicazione. Ma ce n’è un altro: il rumore. Il rumore è un disturbo di messaggio che può essere di natura tecnica o semantica. Il rumore tecnico deriva da un problema del mezzo di comunicazione (come il segnale televisivo), il rumore semantico deriva dal mittente (problemi di gergo).

E siamo al giorno d’oggi. Facebook e i social network hanno da tempo apportato notevoli rivoluzioni nell’ambito della comunicazione. Non parliamo solo dell’ormai inadeguatezza del termine “quotidiano”, che pure sembra un non trascurabile dilemma. Parliamo invece di un nuovo tipo di rumore, che si mescola e si affianca a quello semantico e a quello tecnico, e che potremmo chiamare rumore “di dispersione”.

Il rumore di dispersione è quello tipico dei social network. Il messaggio, che può già essere stato soggetto o meno agli altri tipi di rumore, comunicato informaticamente si trova ad essere disperso nella rete, inviato ma mai arrivato a destinazione. Un tipico esempio sono i commenti a notizie di tendenza, su Facebook ad esempio. In mezzo a centinaia (o anche solo poche decine) di commenti ad un link c’è il rischio che il proprio si perda dopo pochi minuti per finire in un muto oblio. Come se non fosse mai stato scritto. Anche le discussioni dei forum online soffrono tale patologia.

Sembra un controsenso, nell’epoca in cui più commenti sono uguali a più successo per una notizia. Per la notizia senz’altro, ma molti commenti saranno come invisibili. Si tende a leggere solo i primi o solo gli ultimi, a seconda dei casi, nello scorrere disattento delle pagine web.

Poi c’è un altro rischio, che è quello di veder disperdere serie e interessanti osservazioni in mezzo a commenti spazzatura, che finiscono spesso per prevalere.

Si potrà obiettare qualcosa. Senz’altro. I Social Network rappresentano un modo innovativo di tenersi in contatto, spesso per riallacciare rapporti persi da tempo o meglio gestire quelli attuali, ma possono finire, laddove non si tratti di comunicazione interpersonale, ma di informazione, per creare un grande mare dove tutto si confonde e qualcosa inevitabilmente si perde.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 5/12/2011

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