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A me Steve Jobs la vita non l’ha cambiata

Cordoglio per la morte di Steve Jobs, senz’altro un genio. Quello che mi è subito saltato in mente alla sua morte è stato il fatto di come un genio del marketing e del capitalismo sia stato subito etichettato come uno che “ha cambiato la vita a milioni di persone”.

Lo ha ricordato Alessandro Campi su Il Foglio, a lui Steve Jobs la vita non l’ha cambiata. Neanche a me se è per questo. Premetto che non ho mai posseduto un iPod, né un iPad, né un Mac, né un iPhone. A chi li ha avuti qualcosa può essere cambiata, ma cosa di preciso? Il poter disporre dell’ultimo strumento in fatto di computer grafica e prestazioni? Il poter avere un fighissimo lettore mp3 colorato (e che costa tre volte in più degli altri)? L’avere un sistema PC che concentri in pochissimo spazio e nella metà del consumo di risorse quello che un sistema Windows o Linux fa normalmente?

Questo è senz’altro mirabile per l’Apple. La ditta di Cupertino, nel cuore della Silicon Valley in California, è una delle migliori aziende produttrici di hardware e software del mondo. Ma la vita ancora non me l’ha cambiata e, come a me, credo non l’abbia cambiata a milioni di persone.

Si, utilizzo un PC con Sistema Operativo orientato alle icone. Ma è stata solo una piccola invenzione della Apple, un mezzo e non un fine, dato che un PC a riga di comando potrebbe senz’altro risolvere (anche senza la stessa comodità) molti problemi informatici, senza contare che le prime interfacce grafiche furono sviluppate dalla Xerox, che non è la Apple di Steve Jobs.

Jobs ha avuto numerosi meriti, primo su tutti quello di creare un marchio riconoscibile e una schiera di affezionati clienti. Quello che, più o meno, hanno fatto anche i creatori di Coca Cola, Nutella, Fender o Harley Davidson.

Ma la vita vera, come ricorda lo stesso Campi, ce l’avranno magari cambiata gli inventori di Internet o dell’e-mail, nell’occasione della morte dei quali non ci sarà stato sicuramente nient’altro che un misero trafiletto in tredicesima pagina. Minima risonanza ha avuto anche la morte di Greatbatch, la cui invenzione, il pacemaker, ha certo meglio cambiato la vita delle persone rispetto al poter ascoltare comodamente la musica.

Gloria invece all’eroe Steve Jobs. Gloria alimentata dall’essere, questo sì, una figura carismatica. Tra l’altro è morto prematuramente e in maniera largamente annunciata, il che ha fatto di lui un martire. Non si sa bene in nome di cosa immolato.

Ma si sa: la gloria non è mai di quello che ha inventato il carretto trainato dal ciuco, ma sempre di colui che lo usa. Steve Jobs lascia un patrimonio di miliardi di dollari, una fortuna enorme, ottenuta grazie alle sue eccelse doti personali. Mi trattengo dal dire che mi abbia cambiato la vita, è morto un genio, in ogni caso un essere umano e questa non è una bella notizia.

A me Steve Jobs la vita non l’ha cambiata. Lo ribadisco e lo confermo. Per molti è un eroe, io credo sia stato solo una persona estremamente intelligente, capace di dirigere sublimi operazioni di marketing, ma senza Mac, iPod e iPhone io ci vivo benissimo.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week , Rubrica “Legno sopra un’onda”, il 17/10/11

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