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L’addormentatore della pubblica opinione, fiabe per dormire, fiabe per svegliare

La pubblica opinione italiana sonnecchia senz’altro, ignara dei veri motivi del tracollo del berlusconismo, pensando soltanto (un pò schifata, un pò invidiosa) alle notti brave di Villa Certosa. Niente di tutto questo. I motivi che spingono l’era Berlusconi verso la fine sono politici. Egli ha fallito come politico, dopo essere stato brillante interprete dei più disparati ruoli.

Ascanio Celestini ha più volte indicato che il popolo è un bambino. E, come i bambini, ha bisogno di qualcuno che lo metta a letto, che gli racconti le fiabe della buona notte. Le fiabe non sono complicate da inventare, basta prendere pezzi di realtà, riempirla di tanti vistosi colori e metterle a disposizione dei nostri spettatori. I colori possono essere buoni o cattivi, basta che ci siano, a nessuno piacciono le storie colorate in bianco e nero come le pagine dei quotidiani, meglio un bello schermo LCD a 32 pollici per godersi tutto lo spettro cromatico. E oggi le fiabe sono romanzi per grandi: la cronaca nera impreziosita dai pareri degli esperti e le perle dei giornalisti.

Massimo Bordin lo ricorda chiaramente: le democrazie usano la cronaca nera come addormentatore della pubblica opinione. Perché le democrazie? Beh, anche le dittature raccontano favole, è a loro insito. Allora vorremmo dire che una democrazia non differisce da una dittatura?

La dittatura racconta favole laddove nega i propri i misfatti, esalta le proprie gesta, indica eroi e modelli. La democrazia pure. Essa nasconde i propri lati oscuri dietro i fatti di cronaca nera, quella cronaca nera che la dittatura è costretta a tener nascosta poiché andrebbe a proprio discapito. In democrazia no, la pubblica opinione è libera e non c’è quella tendenza a volerla fare essere contenta a tutti i costi, anzi, sembra proprio il contrario.

In democrazia si fa ombra sulla coscienza politica tramite il dirottamento dell’informazione. E il movimento è inverso a quello delle dittature (e dei totalitarismi in particolare). Nelle dittature l’informazione è dirottata in favore del regime, si pensi al consenso per Mussolini, amato dal suo popolo. In democrazia l’informazione non è dirottata in favore del regime, ma altrove: non si informa su ciò che di buono un governo fa, ma si lascia il pubblico in balia d’altro, a perdersi dietro l’ultimo caso poliziesco di cronaca nera. A giocare a fare il detective che cerca il bambino scomparso o l’assassino crudele, a individuare il buono e il cattivo.

Nessun governo, per quanto democratico, ha mai fatto a meno di introdursi nell’informazione pubblica. Questo perché essa rappresenta un potente mezzo.

Tolkien scriveva, autocitando la propria maggiore opera: Io non sono democratico, solo perché l’umiltà e l’uguaglianza sono principi spirituali corrotti dal tentativo di meccanizzarli e formalizzarli, con il risultato che non si ottengono piccolezza e umiltà universali, ma grandezza e orgoglio universali, finché qualche orco non riesce a impossessarsi di un anello di potere, per cui noi otteniamo e otterremo solo di finire in schiavitù.

L’anello del potere, in una democrazia, è il controllo della pubblica informazione e, quindi, della pubblica opinione. Addormentare la pubblica opinione serve a rendere più facile il vivere un incubo. Questo articolo non vuole essere uno spregio alla democrazia, bensì alla sua degenerazione, ricordandoci che anche Aristotele considerava la democrazia una forma di governo corrotta.

In una democrazia, se realmente democratica, va dato lo stesso peso alla parola di chiunque, e il giusto peso alla parola dell’altro. Nella nostra, invece, il popolo crede d’essere il padrone, inconscio delle gesta del vero padrone. Di colui che ha trovato l’anello del potere. Chi ha letto Tolkien conoscerà a memoria la profezia dell’anello, basta individuarne le analogie con l’attuale realtà: Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.

Chi detiene il potere non deve possedere l’Anello, altrimenti non potrà che essere crudele. Spesso ci racconta le fiabe per farci dormire tranquilli e sereni. Ma si dimentica che di fiabe ne esistono anche altre, di quelle che fanno svegliare.

Giuseppe Guarino

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