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Ricominciamo dal successo

Alla festa dell’Italia dei Valori di Vasto hanno partecipato i tre moschettieri del centrosinistra, Di Pietro, Vendola e Bersani. Si parla di ricostruire un nuovo Ulivo, si parla del centrosinistra che verrà. Ma forse è più semplice partire dalle recenti vittorie piuttosto che dagli antichi e ancora brucianti fallimenti.

I riferimenti sono ai Governi del 1996-2001 e del 2006-2008. Cinque governi in sette anni, non proprio un  monumento alla stabilità. La sigla comune del periodo era “L’Ulivo” (poi “L’Unione” con l’allargamento a Rifondazione) e c’erano tantissimi partiti, alcuni dei quali nessuno li ricorda più.

Oggi, la scena politica è parzialmente ridisegnata e ridimensionata. A sinistra vediamo fondamentalmente i tre partiti facenti capo a Bersani, Vendola e Di Pietro, ognuno coi propri mostri e le proprie paure, ma tutti con l’impaziente voglia di scalzare la fin troppo forte alleanza tra il Cavaliere e la Lega, alleanza che scricchiola da anni ma che non si è mai definitivamente sfasciata.

A rompere le uova nel paniere potrebbe essere il terzo incomodo polo. Finiani e UdC rappresentato un’appetibile alleanza per il PD, che molti esponenti del partito dell’ulivo, capeggiati dall’ex Ministro dell’Istruzione Fioroni, si auspicano da tempo.

L’arrivo di Bersani in casa di Di Pietro ha spiazzato un pò il Pd che, se non prenderà una netta decisione, rischia di veder smembrare il suo elettorato proprio tra i suoi potenziali alleati, che si tratti di Fini-Casini o di Vendola-Di Pietro. La strada intrapresa, però, sembra quella, tortuosa, di sinistra.

Riparlare di Ulivo, Unione o qualsivoglia sigla è amaro ricordo d’una stagione politica passata e piena di rimpianti. Tornano alla mente Fioroni e Mussi, D’Alema e Mastella, Bertinotti e Pecoraro Scanio.

Lo spiraglio c’è, ce l’hanno dato Pisapia e De Magistris. La loro arancione primavera ha segnato un risveglio per il centrosinistra, simbolo d’una nuova stagione. Una nuova stagione che deve essere fatta da percorsi comuni e non da sigle aggregate. Una nuova stagione fatta di progetti volti a far uscire l’Italia dal baratro del berlusconismo. E, si potrebbe azzardare, una nuova stagione dove l’avversario di centro destra possa essere davvero moderato e non fatto da un estremista zuppa populista.

Ripartire da Pisapia e De Magistris e non da Bertinotti e Mastella. Prendere l’eredità della nuova sinistra, di quella fatta dalle persone e non dai movimenti delle segreterie di partito.

Solo allora potrà esserci speranza. Ricominciando dal buon punto a cui siamo senza rovinare tutto.

Giuseppe Guarino

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