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Il Veneto contro Diego Abatantuono

dieghevaraTutti se lo ricordano per “Eccezzziunale… veramente” e “Attila flagello di Dio”, Diego Abatantuono, che col suo personaggio del “terrunciello” seppe rubare più d’un sorriso all’Italietta degli anni ’80 e non solo. In pochi, invece, se lo ricordano al fianco di registi di ben altro calibro (dando il proprio a Vanzina, Castellano e Pipolo) quali Pupi Avati e Gabriele Salvatores. La sua carriera di attore è costellata da numerose collaborazioni e interpretazioni di altissimo livello, che gli hanno permesso di prendere le distanze sia dal trash più volgare che dalla maschera del terrunciello.

Ritorna al cinema con Francesco Patierno — quello de “Il mattino ha l’oro in bocca”, film sulla vita del conduttore radiofonico Marco Baldini — e scattano subito le polemiche. Il film si intitola “Cose dell’altro mondo” e vede, al fianco di Abatantuono, Valerio Mastrandrea e Valentina Lodovini.

Abatantuono interpreta un conduttore televisivo veneto che inneggia ad un’Italia senza immigrati, quando quel giorno arriva tutto si ferma: il sistema si scopre totalmente dipendente dalla forza lavoro straniera. Lo stesso conduttore televisivo si troverà poi a chiedere al Signore di “farli tornare” per ripristinare la normalità.  Paradossalmente ci troviamo dinanzi ad accuse di razzismo per un film antirazzista. Il razzismo del film non sarebbe rivolto a neri, zingari, albanesi, ma ai veneti.

Sul web sono impazziti, il film è razzista, discriminatorio nei loro confronti e andrebbe quindi boicottato. Dipinge i veneti come un insieme di razzisti, che nessuno ha capito, e diventa così a sua volta discriminatorio.

C’è qualche affermazione da fare. Dapprima, si dovrebbe solo tentare di incoraggiare iniziative del genere che, mediante operazioni culturali, spieghi la necessità d’una società multietnica e soprattutto gli svantaggi derivanti dal “mandare a casa” tanta gente.

Poi, ognuno rappresenta la realtà come vuole. Siamo coscienti che quella che vedremo nel film sarà l’Italia di Patierno, interpretata a modo suo e diversa dalla mia e da quella degli altri. Magari l’immagine del veneto viene stereotipata, alla pari di quanto accade dei siciliani nei film di mafia e non solo.

Quello che c’è davvero da dire ai signori del Veneto ribellatisi è questo: nessuno vi obbliga a vedere il film. Un’opera d’arte comunica un messaggio: si può recepirlo, non coglierlo o travisarlo. In quest’ultimo caso sarebbe meglio, talvolta, non averlo proprio udito.

Se poi il problema è Diego Abatantuono, basta qualche vecchia VHS dell’attore coi baffoni per far tornare il sorriso. Il dramma è che a parlare di cose serie si finisce sempre per scontentare qualcuno. Ecco perché c’è abbondanza di comici e carenza di persone che abbiano ottime idee, quelle che dovrebbero governarci. Ecco spiegato anche perché spesso le due categorie sono talmente vicine da confondersi. Con tutto il rispetto per i comici.

Giuseppe Guarino

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