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Quella strana voglia di MoliSannio

L’abolizione delle province sembra diventato uno dei dibattiti più accesi nello scontro politico. Dal parlamento, FLI e IdV hanno già messo in moto i rispettivi popoli per una raccolta firme volta ad eliminare gli enti più prossimi al cittadino dopo il comune.

Sorgono dubbi, certezze, paure. Se è vero, ed è vero, che le 110 province italiane siano semplici organi mangiasoldi, il cui 73% (fonte – aboliamole.it) dei costi serve soltanto a pagarne i dipendenti e le bollette (e le auto blu e i costi di rappresentanza), vanno senz’altro considerati altri importanti fattori.

La dislocazione dei servizi, in primis: la provincia come centro servizi serve. Ci sono casi in cui raggiungere il capoluogo di regione significa affrontare un viaggio di cento e più chilometri. Ciascuna provincia mantiene al suo interno importanti uffici che, si spera, non vengano smembrati o dislocati in caso di abolizione della “provincia politica”. Questo è il punto. Basterebbe, per garantire ad ogni territorio un minimo di autonomia e indipendenza, eliminare l’organo politico, mantenendo però una divisione territoriale nominale.

UN CASO CONCRETO – La provincia di Benevento. Tale provincia, in Campania, è una minoranza assoluta. Meno di 300mila abitanti (pensiamo che la sola provincia di Caserta arriva a 900mila, Napoli supera i 3 milioni, Salerno il milione) e soltanto 3 consiglieri regionali. Poco, troppo poco.

Benevento si appresta a diventare periferia forzata di Napoli, subendone inerme (e più di quanto già faccia) le decisioni e le scelte.

La regione Molise, dall’altra sponda, rischia di morire. Come la Valle d’Aosta. Regioni molto piccole che rischiano di perdere la piccola autonomia della quale godono. La Valle d’Aosta, però, possiede lo status costituzionale di regione autonoma, il Molise no, rischiando di essere accorpato nuovamente (come prima del 1963) all’Abruzzo.

LA SOLUZIONE – Queste piccole realtà, immerse in una regione immensa (si pensi alle differenze tra Napoli e Benevento) perderebbero ogni capacità di muoversi e fare sforzi. Ma la soluzione ci sarebbe, e non è nuova.

Al Molise (300 mila abitanti) potrebbe aggiungersi il Sannio Beneventano (altri 300 mila) più alcuni comuni “di confine” di Puglia, Abruzzo, Alto Casertano. Il progetto raggiungerebbe il milione di abitanti e una nuova regione, il MoliSannio, potrebbe finalmente vedere la tanto agognata luce.

Lontano dallo sfruttamento dei giganti della politica e in nome dell’autonomia locale.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 18/07/2011

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2 commenti su “Quella strana voglia di MoliSannio

  1. Mi spiace commentare queste elucubrazioni che in tutta coscienza mi fanno accapponare la pelle! Quando mai il Beneventano ha avuto rapporti antichi con il Molise e specialmente con la provincia di Isernia? E poi, pre 62 noi siamo stati uniti per mentalità, razza, condizioni di vita, di storia, cultura e volontà, con l’Abruzzo e non con la campania! Mettiamoci pure i comuni pugliesi e il bel frullato di corbellerie è servito, o serve a qualcuno di Mastelliana memoria? Grazie Signori, tenetevi pure quest’accozzaglia di idee per la spartizione del territorio per la VOSTRA sopravvivenza, non la nostra. Noi saremmo pronti a riannetterci all’Abruzzo, regione competitiva come le nostre idee, saremmo pronti ad indire se del caso anche un referendum o addirittura scendere in piazza perchè la provincia di Isernia non ha nulla a che fare sia con quella di Campobasso e tantomeno con Benevento.

    • La nota più che necessaria del blog dice: “ognuno lasci il proprio ego fuori dalla porta. Si spogli delle proprie certezze ed accetti essere pari agli altri”. Lei, caro Luca, sta ostenantando una superiorità che non si addice al confronto democratico, nonché un mucchio fesserie varie. La provincia di Isernia sta per scomparire definitivamente e l’accorpamento all’Abruzzo le farebbe perdere l’autonomia di cui gode nel Molise. La sopravvivenza sarebbe garantita reciprocamente e non solo a Benevento.
      Poi, i rapporti con il Beneventano (e con l’alto Casertano) risalgono alla notte dei tempi, se lei non ha memoria storica non se la prenda con chi ha effettuato le opportune ricerche prima di scrivere questo post (come ogni post presente nel blog).
      Infine, la sua mentalità provincialista si allontana dalla democracità del dialogo e del confronto, nascondendosi sotto striscianti accuse demotivanti. La mia è una proposta, un’idea, come le sue del resto. E se dice che il Beneventano è come il resto della Campania, allora vuol dire che non c’è mai stato.
      I miei saluti e che il suo Dio (se ce l’ha) la benedica.

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