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Sogni d’Europa

La moneta unica europea, grande accusata delle crisi finanziarie degli ultimi tempi, nemmeno quindici anni fa andava facendosi portatrice di una realtà nuova e, sotto certi aspetti e senza senno di poi, incoraggiante. Dalla nascita della Comunità Europea del carbone e dell’acciaio in avanti sembrava che il punto di arrivo tanto atteso e sperato fosse l’unità politica europea.
Quell’unità politica tanto presa di mira da movimenti euroscettici e nazionalismi intolleranti. Quella unità politica che oggi sembra così remota e oramai impensabile.

Cosa servirebbe per una Europa Unita? Secondo David Sassoon occorrono, accanto alla moneta unica, anche una difesa ed un fisco comune. Ma nessuno dei leader nazionali vuol cedere all’Unione Europea la capacità impositiva.
E’ chiaro, la moneta unica è un passo positivo e necessario, ma che da solo non basta a creare unità. D’altronde lo stesso Dollaro  USA è stato (e continua ad essere) per anni la “moneta franca” accettata (quasi) ovunque. E cos’era questa se non una primordiale forma d’unità monetaria, seppure anarchica, non organizzata e de facto?

Sulla questione della difesa navighiamo in acque profonde e molto mosse, difficili, dovute essenzialmente ad una politica estera non condivisa dagli stati membri.

Infine, il fisco. Per gli stati nazionali cedere la capacità impositiva all’Unione suona come una manifestazione di debolezza, come un condursi alla rovina con le proprie mani, togliendosi di bocca il pane quotidiano, i mezzi di sostentamento.

Tutti questi fattori vanno senz’altro tenuti in considerazione, ma una unità è auspicabile comunque. C’è da chiedersi il come ed il perché.

Sul come, la comparatistica ed il confronto ci vengono senz’altro incontro. Si obietterà che gli stati membri non hanno la stessa cultura, lingua, religione? L’Unione Indiana è un perfetto esempio di democrazia federale (con 1,2 miliardi di persone è, almeno numericamente, la più grande democrazia mondiale) ,  in cui convivono le etnie più diverse. Un altro esempio, ridotto ma simile, ce lo dà la ben più vicina Svizzera.
Si obietterà una possibile scarsa sovranità degli stati membri in caso di unità politica? La bicentenaria storia americana ci insegna che una divisione dei poteri tra governi statali e governo federale è possibile. Basta usare bene il sistema dei pesi e contrappesi.

Che forma di stato e di governo potrebbe essere consona all’Unione “politica”? Di repubblica federale, senza dubbio, con la possibilità di scegliere arbitrariamente la forma interna dello Stato federato (plausibilimente mantenendo quella attuale o storica). Gli organi rappresentativi dovrebbero essere concepiti in modo da ridurre il divario tra gli stati grandi e piccoli. E non sarebbe male qualche assemblea “regionale”, decentrata per zone.

La giustizia sarebbe lasciata agli stati federati, ciascuno con una propria costituzione e proprie leggi che non contrastino con quelle comunitarie (che ne sono al di sopra). Soltanto in casi estremi o particolarmente complessi si richiederebbe l’intervento dell’Unione. Una costituzione europea sarebbe così indispensabile. Essa dovrebbe prevedere una Repubblica Unita, con una difesa autonoma ma un fisco condiviso con gli stati, così come la giustizia.

Una Unione del genere si rivelerebbe un misto tra gli USA (sistema decentrato), l’India (crogiulo di etnie), il Regno Unito (nel senso di “Europa delle Nazioni”).

Il collante di tutto dovrebbe essere il principio di sussidiarietà, quello vero, dove il livello generale interviene sempre nel momento in cui il livello particolare riscontra difficoltà o lacune.

Il perché d’una Unità vera è chiaro. Invece di combattere ostentando le nostre differenze, mettiamole insieme (senza mischiarle eccessivamente). Ognuno manterebbe la propria identità ma, collettivamente, più si è più possono risolversi le difficoltà. Insieme.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 27/06/2011

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