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Lettera a chi amministrerà Cerreto Sannita

Benevento, 16 maggio 2011

 Cari cerretesi,

scrivo questa lettera oggi, 16 maggio 2011, alle ore 9 e 21. Prima di eventuali risultati elettorali che possano farmi accusare di essere salito (o semplicemente aggrappato) al carro dei vincitori.

In questa campagna elettorale cerretese ne abbiamo viste e sentite di tutte i colori. Volantini anonimi, insulti, menzogne e tanto fango non sono mancati. Le parti in gioco, ufficialmente, sono state due :“Libertà e partecipazione” e “Liberi e uniti”. Io credo, con uno sforzo che non è di fantasia, ma puramente empirico, che siano state almeno cinque.

Perché cinque? Accanto alle due liste ufficiali abbiamo visto il non schieramento e l’astensionismo di “Da sempre per Cerreto”. Gli elettorati classici delle tre parti sono entrati in contrasto, come è anche giusto che sia, come è anche previsto che sia.

Ma siamo a tre. Mancano due parti, che a mio parere sono le più importanti.

La “macchina del voto perduto” (cit.) → i venduti, coloro che hanno ceduto le loro prestazioni elettorali al miglior offerente. Pagando debiti o chiedendo cambiali elettorali. È la vecchia parte del sistema, diversa dal semplice voltagabbana, poiché più subdola. Questa parte è quella che si dimentica che andando a votare si debbono tener fuori i rapporti personali in favore di quelli politici. È la parte che vota senza scrupoli e senza tener conto della collettività. Pensando che le politiche pubbliche siano uno strumento privato per soddisfare i propri interessi. È una piaga sociale.

La “verità in tasca” → è chi cammina con essa che si rende pericoloso. Non per quanto sia attendibile la sua verità, ma per quanto essa possa essere dura e sprezzante, specie se infondata. Ma soprattutto cieca. Chi appartiene a questa categoria non rinuncia a gettare fango sul fango, a criticare metodi vecchi con metodi antiquati.

Questa categorizzazione non è esclusiva né esaustiva. Si può appartenere a più categorie contemporaneamente, almeno apparentemente. E si può rischiare di ritrovarsi fuori categoria. Sempre soltanto apparentemente.

Ora che è tardi, quando leggerete questo messaggio, che i voti sono stati dati o non dati, la maggioranza ormai è assegnata, i vincitori esultano, gli sconfitti piangono. Ora, solo ora, ci renderemo conto che è finito il tempo del teatrino: che è ora di muoverci.

Chiunque sia il vincitore o lo sconfitto. L’appello è unico: non far morire Cerreto.

Sono stato accostato sia a una lista che all’altra. Ho dato un consenso senza condizioni né condizionamenti, senza chiedere né ricevere favori.

Ora parlo perché voglio chiedere un favore a chi si appresta ad amministrare Cerreto Sannita, un favore fatto non a me, Giuseppe Guarino. Voglio un favore fatto a Cerreto Sannita. Non ad una maggioranza di elettori, ma a tutti.

Voglio più raccolta differenziata e più bandiera arancione, più ceramica, più pietra, più valore a Monte Coppe, più valore alle fonti del Titerno, più virno e più racioppella. Più valore alla città di Fondazione.  Più Cerreto Vecchia e più Tempio di Flora. Più arte e più cultura. Meno clientelismo, meno chiacchiere e meno “sol’t’ bell’ prumess’ “.

Non chiedo il mare a Cerreto. Chiedo una città vivibile che sfrutti quello che ha. In favore di tutti e non di pochi.

E credo di non chiedere troppo, poiché è questo che va chiesto in cambio di un voto. E, dalla parte di chi ci amministra, è quello che va dato a tutti, anche a chi ha votato altrove.

Con affetto,

Giuseppe Guarino

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