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L’idea di giustizia che passa dai videogiochi

Se, come sostiene Jane McGonical, bisogna giocare per salvare il mondo, siamo sicuri di salvarlo proprio così? Insomma, le gesta eroiche di SuperMario o Crash Bandicoot che combattono il cattivo di turno per riuscire a salvare il pianeta (o la principessa) dovrebbero servirci a prendere spunto e muoverci in quella dimensione. Non essere tutti dei novelli cosplayer con la salopette e i baffoni o il fucile in spalla, eccetera eccetera, ma prendere spunto dal coraggio di chi -virtualmente- agisce per salvare il mondo.

L’idea di giustizia è spesso quella che passa dalle storie più o meno realistiche dei videogiochi. I nostri beniamini spesso lottano per raggiungerla ad ogni costo. Ma l’idea di giustizia passa falsata.

I videogiochi inculcano, sì un’idea di giustizia, ma sotto una duplice veste alquanto bizzarra: facile e soggettiva. Essa è facile, poiché c’è netta distinzione tra “buoni” e “cattivi”, sappiamo chi dobbiamo eliminare e lo facciamo senza troppi scrupoli perché è “cattivo”. Essa è anche soggettiva poiché dà l’ulteriore idea di poter scegliere da soli cosa deve essere punito, inoltre sviluppa sentimenti quali la vendetta (è il contrario del “porgi l’altra guancia”) e l’odio. In fondo, quale videogioco si potrebbe basare sul perdono ed avere al contempo una  trama interessante?

E’ questa, quindi, una condanna ai videogiochi? No, ma basta non prenderli troppo sul serio, basta dargli (à-la-Gaber) “lo stesso rispetto che è giusto avere per una lavastoviglie”. In fondo sono prodotti tecnologici di svago e come tali bisogna considerarli. Senza elevarli a mezzi d’insegnamento. Altrimenti, perseguendo la teoria che ci aiutino a salvare il mondo, potremmo arrivare all’esasperazione della richiesta di giustizia facile e soggettiva anche nel mondo reale. Una giustizia sommaria dove ognuno agisce dove, come, quando e contro chi vuole. E questo non è certo salvare il mondo.

Giuseppe Guarino

pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 17/05/2011

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3 commenti su “L’idea di giustizia che passa dai videogiochi

  1. Questo articolo l’ho trovato molto interessante! Complimenti! Sono capitato nel tuo blog per caso, e tornerò di sicuro a trovarti. Spero anche tu possa ricambiare al visita, nell’ultimo post del mio blog affronto il problema della storia con una lettera aperta ad un critico letterario!
    Non mancare:
    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/05/12/lettera-a-satisfiction/

  2. Dipende dal gioco.

    Se prendi, ad esempio, Chronotrigger (dovresti aver capito, dal mio nick, che mi piace molto), quello che sembra essere il cattivo si rivela poi un alleato, e addirittura un personaggio giocabile.

    • Certamente, questo è sicuro! Ovviamente qui si parla della maggioranza dei giochi. Sono un giocatore di Combat Arms ed ho amici “quasi dipendenti” da Assassin’s Creed dove l’idea che ho trasposto qui mi sembra valida. Eccezioni ci sono, guai se non ce ne siano!

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