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Addio Cuba, ora sarai la piccola Cina

Non era un’isola felice, forse non lo è mai stata. E si teme che ora possa esserlo meno che mai.

L’isoletta dei Caraibi capace di resistere agli attacchi della superpotenza americana è pronta ad abbracciarne uno dei principi cardine: il capitalismo. Se ne è parlato nella riunione del Partito Comunista Cubano, quando Fidel Castro ha lasciato ogni sua carica nello stesso, nel cui gergo è entrata una terrorizzante parola “richiesta di mercato”.

Non siamo qui a elogiare le qualità delle forme di mercato collettiviste o capitaliste, ma è chiaro che nella nuova Cuba si rischia di fare la fine della Cina.

Liberalizzazione sotto un regime autoritario: quali possono esserne le conseguenze? A Cuba sui diritti umani non si è mai stati di manica larga, ma ora? Sotto il peso del capitalismo, e quindi delle pressioni di chi investe, si rischia di perdere anche quel minimo di tutela del welfare che il sistema socialista offre. L’esperienza cinese insegna.

Speriamo, ovviamente, di sbagliarci. Che la liberalizzazione possa aprire la porta ad un sistema democratico, però, sembra assai difficile, sarebbe ben accetto e auspicato da sempre. Nell’isola da troppi anni non vi sono libere elezioni né pluralismo politico, nonché repressione degli oppositori. Perché non coniugare questa apertura di mercato con una apertura della democrazia? Perché passare dall’economia pianificata al capitalismo senza sperimentare vie di mezzo? La parola socialdemocrazia è così terrorizzante?

Ho sognato per anni una Cuba Libre. E per anni ho creduto che fosse davvero così. Che Guevara, Fidel Castro, Raul Castro, Camilo Cienfuegos, eroi le cui gesta venivano narrate dalle pagine dei miei libri, persone per cui nutrivo un’ammirazione immensa. L’ammirazione di chi ancora non sapeva, non comprendeva. O, forse, non riesce ancora a comprendere. Il Che e Cienfugos oggi non ci sono più, non sappiamo cos’avrebbero fatto, come avrebbero agito.

Forse il dopo-rivoluzione è stato tutto sbagliato, tutto un grande danno a quel pueblo cubano tante volte decantato. E, ora, si rischia di vedere, dopo una piccola URSS, una piccola Cina. Autoritaria e Liberista. Né democratica e né liberale, ora meno che mai.

E se gli oppositori di Fidel esultano per il suo ritiro, tanti rampanti capitalisti esultano per la conquista di un nuovo mercato dove piazzare grandi industrie a bassi salari. Ancora una volta è il popolo di Cuba ad aver perso.

Giuseppe Guarino

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2 commenti su “Addio Cuba, ora sarai la piccola Cina

  1. […] già avviate da Raul volte ad inserire gradualmente Cuba nell’economia di mercato [fonte: QUI], entra oggi anche questa ulteriore novità, senza che ne siano però definiti modi e tempi [fonte: […]

  2. […] riforme già avviate da Raul volte ad inserire gradualmente Cuba nell’economia di mercato [fonte: QUI], entra oggi anche questa ulteriore novità, senza che ne siano però definiti modi e tempi [fonte: […]

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