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La democrazia è anche un dovere

Amministrative in vista nel nostro Paese: a Napoli e Milano, Torino e Cagliari, Bologna e Trieste. E in centinaia d’altre località.

Le amministrative sono un mostro strano, superano gli schemi nazionali degli schieramenti “destra-sinistra-su-giu-centro” creando ingarbugli e intrecci sapienti. Forse in pochi si ricordano di Silvio Milazzo, cristiano-sociale eletto presidente della Regione Sicilia nel 1959 con una sgangherata e curiosa coalizione che prendeva tutto l’arco partitico esclusa la DC. All’epoca fu chiamata “operazione Milazzo”, nacque addirittura l’aggettivo “milazzismo” per indicare le alleanze politiche tra MSI e PCI volte a scalzare la Democrazia Cristiana.

Questo succede tutt’oggi. Non in casi così rilevanti quali l’assemblea siciliana (anche se il Governo Lombardo ce ne ha fatte vedere di tutti i colori), ma, soprattutto nei piccoli centri, non capita di rado di scorgere alleanze tra esponenti di partiti che su scala nazionale si rivelano acerrimi nemici.

Nelle piccole città si vedono anche strane alleanze tra persone aventi vissuti politici opposti e scannatesi per anni. Un caso su tutti, il candidato sindaco di Benevento, Carmine Nardone, uomo proveniente da Pci, Pds, Ds e Pd ed ora sostenuto dall’antico nemico Pasquale Viespoli (Msi, An, Pdl, Fli, ora Coesione Nazionale), nonche da Clemente Mastella. Senza entrare in meriti, demeriti e ragioni dell’alleanza, possiamo senz’altro segnalare la sua ambiguità.

Ciò che però è ancora più ambiguo è la risposta d’una fetta di popolo: “Quest’anno fanno proprio schifo, io non vado proprio a votare”, non capita di rado di udire simili affermazioni. La domanda sorge spontanea, “perché?”. Il voto è un diritto, ma anche un dovere. Viviamo in una democrazia che va mantenuta tale tramite il suo costante rinnovo. Soltanto così essa potrà essere sempre viva.

Il cittadino che non si trovi rappresentato nelle presunte liste può crearne una sua, candidarsi, attivarsi. E ciò spesso non succede. Ci si limita a criticare chi, in un modo o nell’altro, ci mette davvero la faccia. Se ci si accorge di candidati non soddisfacenti si può votare per il “meno peggio”, altrimenti, se si è proprio indecisi, esiste la scheda bianca.

Finché ci è concesso scegliere, avremo anche la facoltà di non votare, ma il cittadino che non vota non può dirsi tale. Egli, rinunciando a quella facoltà, diventa un cittadino caduco che ferisce la democrazia di cui è parte, come nella leggenda dei piccoli di vipera che mordono la madre partoriente. A forza di morsi velenosi si muore. E se muore la democrazia si apre la strada ad un regime autoritario. Dove non ci sarà chiesto di scegliere tra candidati né permesso di non andare a votare.

Giuseppe Guarino

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