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Quelli che furono comunisti

Giorgio Gaber recitava, in un suo famosissimo monologo, i motivi per il quale si era comunisti in anni nei quali l’ideologia politica dominava la vita di ogni cittadino, connotandolo e colorandone l’immagine. Fa sorridere ripensare a quei tempi, a quelle persone, in un tempo nel quale i partiti comunisti se la giocano su cifre piccole piccole, dimentichi dei tempi in cui il PCI raccoglieva intorno al 30% dei consensi, attestandosi quale seconda forza politica del Paese, rischiando più volte di sorpassare la DC.

Fa sorridere guardare quelli che “furono” comunisti, da Giuliano Ferrara a Sandro Bondi, a Walter Veltroni e Massimo D’Alema. La classe politica non ha subito un ricambio generazionale netto e tutti (o quasi) sono politici che provengono da esperienze significative nei partiti della Prima Repubblica.

Il PCI rappresentava per tanti un’utopia: l’uguaglianza sociale. Chi si identificava nel partito delle bandiere rosse e della falce e martello credeva in un sogno, un mondo nuovo, un nuovo sistema. Ma per farlo ci si limitava a rispettare questo, per quanto lacunoso e discutibile, e si conviveva con gli altri “liberatori” dal fascismo, non solo con gli altri partiti ma anche con gli stessi americani.

Oggi tutto ciò è finito e il comunismo sembra soltanto una lontana teoria irrealizzabile. Chi si diceva comunista non rinnega in alcun modo la sua origine, l’impostazione che gli ha dato il crescere credendo in una determinata ideologia, per quanto si discosti dalle attuali idee.

Un’impostazione che ci ha portati a guardare alla “Russia come una speranza, alla Cina come una poesia”. Ora che sappiamo, però, che “a Cuba non c’è il paradiso e non vorremmo essere in Cina a coltivare riso” non si può che pensare ai lati nostalgici e romantici della fede comunista. L’uguaglianza sociale, proprio lei, quella contro cui oggi sembrano battersi tutti. Quella che in democrazia non può staccarsi dalla libertà, per non degenerare né farla degenerare.

Il comunismo marxiano è davvero irrealizzabile, troppo lontano dall’impostazione del mondo e dell’uomo. Tanti giovani che però leggono Marx e vanno in giro con le magliette del Che non fanno che ricordarci quando in quel sogno ci si credeva davvero. E quando la sinistra parlava davvero il linguaggio della gente.

Giuseppe Guarino

Pubblicato su Sannio Week, rubrica “Legno sopra un’onda”, il 28/03/2011

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