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Settore libro che suda ma arranca

Come ci ricorda una delle ultimi ricerche della Nielsen, in Italia non si legge molto. Senza addentrarci sulle tragiche cifre (tra ottobre e dicembre un italiano su tre ha acquistato un libro, peccato che sia il periodo dove gli acquisti sono maggiori per via delle feste di Natale), possiamo analizzare sommariamente la pericolosità del fenomeno.

I concetti dati sono pochi, semplici, essenziali: poche persone leggono e quelle che leggono lo fanno prediligendo i romanzi e i libri in offerta speciale. Nulla contro la narrativa, sia chiaro, le belle storie sono capaci di trascinare la mente in luoghi meravigliosi, farle vivere esperienze che sarebbe impossibile acquisire empiricamente, di far viaggiare senza spostarsi d’un metro. Allora, qual’è il problema?

La narrativa è una lettura disimpegnata dove si lavora molto d’immaginazione, lontana da pubblicazioni di altro stampo. Risulta quindi più semplice gettarsi tra le pagine d’un romanzo che tra quelle d’un saggio. Si rischia però di cadere nel luogo comune che quest’ultimo non sia una piacevole compagnia ma soltanto un tedioso affaticamento incapace di regalare attimi d’evasione. Sbagliato, poiché ci sono saggi capaci di regalare ancora più emozioni d’un duello all’ultimo sangue o di un bacio non dato, basti pensare che Emilio Salgari (autore delle serie de “I Pirati della Malesia” e de “Il corsaro nero”) conobbe i luoghi da lui scelti come sfondo dei suoi romanzi soltanto attraverso saggi e trattati, senza mai recarsi nei luoghi da egli stesso descritti minuziosamente.

In quanto al secondo problema (che si acquistano maggiormente libri in offerta), ricordiamo che uno dei settori più floridi del mercato dei libri è quello dei remainders, che sarebbero rimanenze di magazzino o vecchie edizioni spesso vendute a meno della metà del prezzo di copertina.

Le librerie perdono terreno, soprattutto se indipendenti, in favore dei centri commerciali e del web (diverse librerie on line offrono un servizio completo che spesso si avvale di costi di spedizione praticamente nulli). In compenso non si vendono molti e-book (si stima si sia intorno all’1%), probabilmente perché i lettori preferiscono avere in mano qualcosa di materiale da sfogliare, sottolineare, conservare.

Il settore, comunque, corre e suda, ma arranca. La gente acquista libri in offerta o di prezzo inferiore ai 18 euro poiché cerca, utilitaristicamente, il massimo risultato con il minimo costo e spesso rinuncia a priori ad un libro di prezzo superiore che altrimenti sarebbe stato preso sicuramente in considerazione. D’altronde siamo in tempo di crisi e la stessa diffusione di cultura ne risente, che si vendano pochi libri è però sintomo soprattutto di pigrizia o di inerzia da parte degli italiani. E chi ne risente è la Nazione, noi, il nostro futuro.

Giuseppe Guarino

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