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Quegli alieni terrestri

Una tartaruga azzannatrice, specie invasiva d'origine nordamericana presente in Italia

Dimenticatevi di dischi volanti e tecnologie ultrapotenti, robot, cyborg ed omini verdi. Gli alieni che minacciano fortemente gli equilibri naturali del nostro pianeta non vengono dallo spazio ma dalla stessa terra: sono tantissime specie animali che sono state portate al di fuori del loro habitat naturale con devastanti conseguenza ambientale. Ne parla Sara Ficocelli su Repubblica, ponendo in rilevo come in Italia siamo “devastati” da diverse specie animali “aliene” che rischiano di creare problemi alla biodiversità del nostro paese.

 

Gli esempi che ci presenta la giornalista sono emblematici e sufficienti a farci rendere conto di quanto un gesto inconsapevole -irresponsabile?- o compiuto in buona fede (abbandonare un animale o importarlo dall’estero, magari illegalmente) possa costar caro all’ecosistema. Nutrie, tartarughe, scoiattoli, insetti e mitili (ma anche diverse piante): sono soltanto alcune delle specie che minacciano di crear danno alla natura italiana.

I danni sono di diverso tipo e creano problemi un pò a tutti, sia all’uomo (che subisce danni di natura economica alle piantagioni, agli allevamenti o comunque alle reti degli impianti idrici-energetici), sia a Madre Natura (che vede la distruzione dell’ambiente naturale, delle specie autoctone e, quindi, della biodiversità animale e vegetale).

Le soluzioni offerte al problema sono fondamentalmente due (secondo Piero Genovesi): introdurre nell’ambiente un nemico naturale oppure, semplicemente e più efficacemente, prevenire per evitare i danni delle specie aliene e degli eventuali nemici naturali immessi nell’habitat (che sarebbero comunque specie aliene, probabilmente invasive).

Alla prevenzione sarebbe utile aggiungere altri due piccoli stratagemmi: diffusione d’una cultura dell’ambiente e severità delle sanzioni relative all’abbandono.

Quanto alla prima, si sente il bisogno di una cultura ambientalista “vera” proposta dagli enti pubblici e non soltanto dalle associazioni e dalle fondazioni. C’è bisogno d’una cultura ambientalista inculcata già nei primi anni d’istruzione obbligatoria che spinga ad imparare la necessità di una convivenza armoniosa con l’ambiente naturale, nonché di una gratitudine rispettosa verso di esso. Una cultura che vada al di là di temi -seppur importantissimi- quali la raccolta differenziata e l’inquinamento, ma che parli di biodiversità, impatto ambientale e sviluppo sostenibile.

Quanto alle sanzioni, non serve soltanto applicare ciò che viene esplicitato dalle leggi (una su tutte: Legge 189/2004 riguardo al maltrattamento sugli animali), ma applicarle secondo l’ampio principio del “chi inquina paga”, dato che anche il contribuire alla recrudescenza ambientale può essere considerata una forma di inquinamento.

La cultura è il più grande mezzo a poter contribuire ad un miglioramento dell’uomo, si spera possa compiere questo miglioramento in armonia con l’ambiente.

Giuseppe Guarino

L’articolo di Sara Ficocelli su La Repubblica: http://www.repubblica.it/scienze/2011/03/18/news/specie_aliene-13697420/?ref=HRESS-8

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